#lavorobenfatto: il seme della nuova industria culturale

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Sono 68 le storie di lavoro che potete leggere qui, su Timu, nella raccolta #lavorobenfatto.

Storie che nascono dalla voglia degli studenti dei Corsi di Formazione e cultura digitale (Laurea in Scienze della Comunicazione) e di Progettazione e formazione a distanza (Laurea in Scienze Pedagogiche) della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’anno accademico 2013-2014, di partecipare alla narrazione collettiva del lavoro ben fatto e dell’approccio artigiano. Alla base – forse lo sapete già, ma ripeterlo non fa mai male – la voglia di ritornare a parlare di lavoro, declinato al passato, al presente e al futuro. La stessa voglia che ci sta portando al 30 Aprile verso La Notte Del Lavoro Narrato.

Le storie, e i tre video che alcuni ragazzi hanno prodotto durante il corso (Testa, mani e cuore – #lavorobenfatto, Napoli: storie di lavoro, Scrivere è innamorarsi) hanno preso vita in un vero e proprio “laboratorio” di idee e metodologie che grazie all’incontro di Maria D’Ambrosio (titolare degli insegnamenti sopra citati) e Vincenzo Moretti, ha affrontato il tema della ricostruzione e della promozione di una nuova “epica sociale” capace di ribaltare sensi e piantare il seme della prossima industria culturale (a proposito, non perdetevi l’incontro del 2 Aprile “Industria Culturale 3.0, al Suor Orsola Benincasa, sala degli Angeli ore 16:30).

Un laboratorio, fisico ed immateriale, uno spazio aumentato che ha dato la possibilità ai ragazzi di pensarsi e diventare autori di storie di lavoro ed impegno, di dedizione e forza di volontà.

Dall’introduzione a #lavorobenfatto:

“I nuovi miti e i nuovi eroi che le studentesse e gli studenti sono andati a ‘pescare’ nelle loro piccole leggende personali, familiari e territoriali, fanno luce su un repertorio umano sul quale abitualmente non ci si sofferma. Il #lavorobenfatto è diventato, infatti, una chiave di lettura, un filo rosso, perché ciascuno potesse riguardare nell’ordinario della propria vita e rintracciare quelle storie da trasformare in stra-ordinarie, così da poter guardare ai loro protagonisti come a degli ‘eroi’: l’esempio concreto, in tutta la loro piccola ‘drammatica’ realtà, cui dar voce per farne il ‘buon esempio’.”

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