Il lavoro del confonditore di lavori

di Selenia Ragni

Avete presente la normalità delle giornate? Quella normalità in cui incontrate il pescivendolo che urla per le strade di Napoli: “Vungolelle! Alici Fresche!” o lo spazzino coi lunghi baffi che sorride e scambia battute coi passanti. Quella normalità in cui il fruttivendolo ti consiglia le patate migliori per i crocché e il giocattolaio sorride perplesso quando non conosce il giocattolo uscito appena ieri in commercio. Oppure la farmacista che vi consiglia lo sciroppo meno schifoso. E vogliamo parlare di tutti Voi bambini, e di tutti i ragazzi che in un giorno normale vanno a scuola ed imparano a crescere, si impegnano anche quando una materia non riesce ad entrare nel cervello? Parliamo pure di tutte le insegnanti che normalmente aiutano a crescere milioni di bambini e ragazzi. E poi c’è il negoziante, l’elettricista, il fornaio, il musicista, il dottore, il muratore, l’ingegnere, il camionista, il parrucchiere, l’attore, il politico, il bigliettaio, il meccanico, il cuoco, la casalinga, il rappresentante, l’operaio, il dirigente, il giornalaio e tante, tante altre persone (7 miliardi circa) che ogni giorno si svegliano e mandano avanti il mondo.  E’ vero che i mestieri sono meno di sette miliardi, ma vi è mai capitato di mangiare due cornetti uguali, con lo stesso sapore e la stessa forma? Io credo proprio di no.
C’è un’altra particolarità in quel cornetto. Quel cornetto caldo e fragrante lo ha impastato e guarnito la pasticciera, è vero, ma per arrivare al bar ha bisogno di qualcuno che lo accompagni e lo  serva. Fin qui almeno tre persone hanno lavorato. Ma questa è soltanto la conclusione (prima della vostra pancia) del cornetto caldo e fragrante. In realtà il cornetto è composto dalla farina prodotta dal mugnaio. E la farina era grano seminato, coltivato e raccolto dalla sapienza dei contadini. Per non parlare di quanto e quanti lavori ci sono nella cioccolata del cornetto! Serve il cacao e il cacao arriva da lontano, dove mani hanno lavorato per raccogliere le piccole bacche della bontà. E tutta la lavorazione dopo le bacche è piena di persone e del loro impegno. Ancora il latte da mungere e le mucche da allevare. Le uova e le galline da far covare. E quanti viaggi perché tutti gli alimenti possano arrivare in tempo per la pasticciera! Quel cornetto piccolo, fragrante, da divorare in pochi minuti, è ancora più buono di quello che sembra. E come il cornetto anche tutto il resto di ciò che ci circonda, tutto ciò che usiamo, tutto ciò che ci aiuta a vivere. Vi sfido a mangiare su di un tavolo senza chiodi o a vestirvi con vestiti senza cuciture!
Ognuno di noi fa il proprio mestiere in maniera unica. Ognuno di noi è indispensabile e, a breve, scoprirete il perché…

Era una giornata di sole primaverile, come tante altre giornate di sole primaverile. Camminando per le strade del paese ho incontrato lo spazzino. “Buongiorno!” gli dico e mi viene in mente che in tanti anni non gli ho mai chiesto come si chiama. Per me lui è lo spazzino che incontro tutte le mattine ed io, per lui, sono la signora che dice “Buongiorno”.
Oggi voglio farmi una bella passeggiata prima di andare al lavoro, … Di colpo l’azzurro cielo diventa viola e cupo. Mi manca il respiro. Avverto una sensazione minacciosa e, guardandomi attorno, capisco che la stessa cosa vale per le altre persone. Un vento forte e vorticoso ci attraversa tutti e tante scintille fluttuano per l’aria.
I nostri occhi si chiudono in un sonno profondo e breve. Restiamo in piedi, immobili come statue, ad occhi chiusi. Poi tutto sembra tornare normale. In realtà niente è più normale. Al posto dello spazzino c’è un pompiere con l’idrante in mano; al posto del chirurgo c’è un meccanico e il chirurgo vero si trova su una scala a potare gli alberi; al posto del mugnaio c’è colui che impasta il cemento; il fruttivendolo fa il commercialista e il commercialista fa il fruttivendolo; al posto dell’avvocato c’è il contadino e il giudice è un pagliaccio del circo; la pasticciera è un muratore e la pasticciera vera crede di avvitare le viti con la siringa della crema; l’insegnante è un barbone e l’insegnante vera si trova a fare la calzolaia. L’elettricista è un ingegnere e l’idraulico un pompiere; l’industriale è diventato un operaio e l’operaio si trova dietro la scrivania del dirigente; il bandito è vestito da carabiniere. Il fioraio era uno che, per lavoro, faceva il piromane e il filosofo si trova con la zappa in una mano e i semi nell’altra. Il mondo è sconvolto. I telegiornali danno subito la strana notizia, ma i giornalisti sono vestiti da cuochi. Un po’ impacciati vorrebbero dire tanto, ma non sanno come si fa.
E’ tutto così ridicolo che viene da ridere. I curiosi vanno alla ricerca dei mestieri; gli spaventati sentono la catastrofe che incombe; i saggi formulano degli insegnamenti. La cosa buffa è che il saggio era uno spaventato, lo spaventato era un curioso, il curioso era un saggio.
Non si capisce più nulla!
Il risultato di tutto questo trambusto arrivò puntuale il giorno dopo. Il pane era un mattone di cemento; il filosofo-contadino si mise a riflettere sul terreno e i suoi semi senza piantare nulla; il contadino – avvocato fece andare in galera un innocente; la pasticciera-avvitatrice non avvitò proprio nulla; l’operaio-dirigente non riuscì a dirigere un bel niente; il dirigente-operaio capì che non è per nulla facile fare l’operaio; l’insegnante-calzolaia fece andare tutti scalzi; il bandito-carabiniere si rubò le auto; il barbone-insegnante affascinava i bambini con le sue storie, ma loro non potevano scriverle perché nessuno gli insegnava a scrivere; il pompiere-spazzino inondò le strade.
Si racconta che i meccanici-chirurghi, durante le operazioni, aprissero i pazienti convinti che fossero delle auto. Toglievano gli organi e aggiungevano dei pezzi meccanici come il motore e, invece di fare trasfusioni di sangue inserivano benzina.
Il fioraio- piromane appiccò il fuoco nel negozio e scappò. Arrivò, allora, l’idraulico-pompiere che si affrettò a chiudere gli idranti pensando che perdessero acqua. In realtà dovevano stare ben aperti per gettare acqua sul fuoco! Il negozio finì per bruciare completamente.
Nei giorni seguenti la vita di tutti diventò ancora più difficile.
Venne indetta una riunione cittadina nella piazza principale del paese per cercare di venire a capo della situazione. Si decise di capire se ci fosse un responsabile dietro a tutto ciò e durante la ricerca ognuno si sarebbe dovuto impegnare a capire il proprio nuovo lavoro per tentare di arginare gli effetti più terribili.
Così il pompiere cercò di capire il lavoro dello spazzino, il ladro si trattenne dal rubare auto, il commercialista imparò ad apprezzare le verdure e la frutta. Il contadino trovò molto interessante il lavoro dell’avvocato e si mise a studiare le Leggi e, a quelle, aggiunse la sua esperienza. Era convinto che nella natura ci fossero delle leggi che l’uomo, a volte, dimentica.
In questo nuovo equilibrio successe un’altra stranezza… C’era un’ombra che camminava per il paese: un’ombra furtiva senza corpo. Molti la videro, in momenti e posti diversi, ma nessuno riuscì a fermarla. Un giorno se ne stava seduta su una panchina: sembrava stanca quell’ombra e triste, tanto triste.
Il barbone-insegnante si trovava a passare vicino ad essa e le disse: – Non scappare, resta tranquilla! Mi piacerebbe conoscerti.
L’ombra rispose con voce sconsolata : – A te che sei stato un’ombra come me posso parlare. Puoi capirmi. Mi trovavo alla ricerca disperata di un lavoro, ma persi ogni speranza. Fui costretto a chiedere l’elemosina provando vergogna di me stesso. Un giorno mi si avvicinò un uomo dai tratti arcigni e duri. A bassa voce mi disse “ Vieni a lavorare per me. Ti pagherò bene, ma nessuno potrà vederti e nessuno dovrà mai sapere chi sei e per chi lavori.” Già ero invisibile agli altri, cosa sarebbe potuto succedere di peggio? Non chiesi neanche di che lavoro si trattasse. Ero così disperato che accettai subito.
L’ombra si fermò nel ricordo di quel momento. Il barbone le diede tutto il tempo e non fece altre domande. E l’ombra continuò: – Caddi per qualche istante in un sonno profondo e sognai di trovarmi in un luogo oscuro. Nel sogno l’uomo ripeteva alcune parole in una strana lingua e mi fissava negli occhi con uno sguardo penetrante. Sono caduto di nuovo in un sonno nero. Mi sono risvegliato in mezzo ad una strada trafficata. Ho avuto soltanto il tempo di pensare “Ora muoio!”
Ed, invece, non sono morto. Non riuscivo a vedere il mio corpo e non potevo toccarlo. Ero soltanto un’ombra sull’asfalto. Dopo lo spavento mi chiesi quale sarebbe stato il mio lavoro.  Il “confonditore di lavori”! Sì, l’uomo nel sogno mi definì così: il “confonditore di lavori”. Avrei dovuto girare per il paese a confondere i lavori di tutti per creare lo scompiglio più totale. Non chiedermi il motivo di questo suo bisogno, non ne ho la più pallida idea. All’inizio trovavo il mio lavoro molto originale e divertente, ma poi…ma poi…”
Il barbone sorpreso ed incredulo voleva sapere e le chiese di continuare.
Il “confonditore di lavori”, allora, proseguì: -Iniziai a sentirmi in colpa. Stavo facendo soffrire degli innocenti. Mi sono reso conto che siamo tutti legati l’uno all’altro come in una catena… e se viene a mancare un anello, anche quello che sembra più inutile, la catena si rompe e crea un grande caos. Chi ero io per causare tutto questo trambusto? Avevo perso il corpo ed ora anche l’anima? L’uomo misterioso si è ripresentato in sogno qualche giorno fa. Aveva un viso lugubre e arrabbiato e con voce altrettanto lugubre e rabbiosa mi inveì contro: “Cosa ti succede? Vuoi perdere il tuo nuovo e originale lavoro? Cosa sono i tuoi sensi di colpa? Dovresti essere felice! Ora sei l’unico ad avere un lavoro vero! Gli altri che tanto invidiavi ora soffrono! Ma ciò che mi fa andare ancora più in bestia è vedere alcune persone felici del nuovo lavoro! Prendi il contadino… tu ce lo vedi a fare l’avvocato? Io no, ma lui sì, e come si impegna lui! E lo scienziato che si diverte a fare il cartomante!!! Ma è mai possibile?”… E si è dileguato borbottando.
Il barbone subito seppe cosa proporre all’ombra: – Se veramente non vuoi essere più un’ombra, vieni a spiegare a tutti cosa ti è successo! Non vergognarti, non continuare a nasconderti! L’ombra che confonde i lavori accettò. La piazza si riempì di persone e l’ombra, con la testa china di chi si vergogna, iniziò a raccontare la sua storia.
Successe una cosa eclatante: man mano che lui parlava il suo corpo riprendeva le fattezze umane. Dapprima le mani, poi le braccia e il tronco e le gambe e i piedi ed, infine, il viso con lo sguardo sempre più sereno.
Era un uomo non troppo giovane, ma neanche troppo vecchio, alto e magro, con la carnagione scura, i capelli neri come l’ebano e gli occhi azzurri, profondi come il mare. I presenti lo ascoltarono in silenzio e provarono tenerezza per quell’uomo uscito dall’ombra. Di colpo, chissà da dove, sbucò al suo fianco l’uomo sconosciuto che l’aveva assunto. Con uno sguardo truce e la voce minacciosa tuonò: – Soltanto io posso rimettere ordine nelle vostre vite! – e con voce piagnucolosa- Non vorrei farlo… ma mi mancano i biscotti e il latte per la colazione e senza di loro sono disperato!!! Continuò parlando più a sé stesso: -Fin da piccolo ho sempre sognato di produrre caramelle. Le assaggiavo tutte inventandomene di ancora più buone e originali: i bambini sarebbero andati matti per le mie caramelle! Quando sono diventato grande ho potuto realizzare il mio sogno: una bella e buona fabbrica di caramelle. Grandi e piccini erano felicissimi e sempre zuccherosi, gli operai sperimentavano insieme a me nuovi gusti e forme e colori. E’ andato tutto bene fino a quando feci un incubo terribile: degli uomini in maschera, vestiti con delle tuniche nere, fecero scomparire la mia fabbrica. Era diventata un’ombra. Mi svegliai in un bagno di sudore e corsi a vedere se l’incubo fosse reale. Ebbene sì, dell’edificio era rimasta soltanto l’ombra!
Sentì una grande rabbia e decisi che tutti avrebbero dovuto soffrire come me. Tutto sarebbe dovuto diventare nero e vuoto. Proprio allora ho visto questo povero uomo e mi sono detto: “Perfetto! Un uomo disperato come me sarà la prima ombra e sarà lui ad aiutarmi a creare ovunque il buio!”. La rabbia, però, non svaniva. Inoltre voi eravate così dolci mentre cercavate di risolvere la situazione che ho avuto l’ispirazione per una nuova caramella. Sarà straordinaria! La caramella al gusto di tutti voi! Non ci posso credere, mi avete fatto riaprire il cassetto del mio sogno e rinascere il desiderio di creare! Voglio ringraziarvi e chiedervi scusa.
In quel preciso istante il cielo spazzò via ogni nuvola e il sole tornò a far brillare i suoi colori. I presenti sentirono nascere un profondo senso di serenità. Perdonarono entrambi gli uomini. Alcuni li ringraziarono: grazie a loro avevano scoperto di voler fare un altro lavoro. Il contadino che si era iscritto a Giurisprudenza ebbe un’idea e la condivise con gli altri: – Prima di tutto questo trambusto tra di noi, compreso me, c’era chi voleva trovare un lavoro diverso, ma non aveva il coraggio di cambiare. Oggi, grazie a te, quel coraggio è arrivato. Perché tu, uomo non più di ombra, non aiuti anche le altre persone a fare una scelta nuova? Sarai a tutti gli effetti il “confonditore di lavori”. Avrai un contratto a tempo indeterminato, a meno che tu non decida di confondere anche il tuo lavoro! E tu, uomo delle caramelle, perché non provi a riaprire la tua fabbrica? Noi saremo con te e non permetteremo che cada di nuovo nell’ombra!
I due uomini si guardarono e, all’unisono, accettarono molto  volentieri. Tutto tornò normale o quasi. Il confonditore di lavori diventò famoso in tutto il mondo e la fabbrica di caramelle diede lavoro a molte persone perché le richieste si moltiplicavano a vista d’occhio.

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