Il lavoro e mio padre

di Selenia Ragni

Il Lavoro e mio padre erano un legame unico, magico, saldo, fatto di poco rispetto reciproco.
Il Lavoro prendeva mio padre, se ne impossessava, di giorno e di notte, in salute e in malattia. Sempre lo riduceva suo schiavo. Anche nell’ultimo giorno della sua vita, il lavoro, muoveva le sue dita, la sua mente, il suo corpo ormai dilaniati.
Ha cercato di trattenerlo vicino a sé con tutte le sue forze.
Mio padre prendeva il Lavoro, se ne impossessava, di giorno e di notte, in salute e in malattia. Sempre lo riduceva suo schiavo. Anche l’ultimo giorno della sua vita muoveva le dita e la mente dilaniate, stringendo a sé il Lavoro perché non se ne fuggisse.
Erano una coppia di innamorati. Innamorati di quell’amore visto dai poeti, discusso dai filosofi, disegnato dai pittori, raccontato dagli scrittori d’ogni tempo, vissuto dagli esseri umani, ma mai compreso.
S’amavano sempre senza odiarsi mai, nutrendosi l’un l’altro di aurore e crepuscoli.
Mio padre non ha mai guardato il Lavoro con occhi disillusi. I suoi occhi lo cercavano sempre e sempre lo trovavano nel movimento delle nuove scoperte, dei sempre nuovi viaggi, dei sempre nuovi limiti.
Ha lavorato tra dolori atroci perché il Lavoro era l’unico capace di calmare i suoi dolori.
I tanti presenti alla sua veglia funebre ripetevano sempre la stessa frase: ” Poveraccio, una vita passata a lavorare come un mulo e poi morire tanto giovane.”
Mio padre non ha mai perso tempo a lavorare: il Lavoro era il suo Tempo, il suo gioco, il suo diletto.
Non ha mai accettato di lavorare alle dipendenze di altri perché era un creativo, perché non voleva limiti, perché non avrebbe mai accettato che qualcuno intaccasse il rapporto esclusivo tra lui e il Lavoro.
Il lavoro, inteso come lui lo intendeva, era uno stile di vita, una scelta di vita rinnovata ogni giorno, la Vita stessa.
Quando entrambi, mio padre e il lavoro, osservavano un oggetto qualsiasi, li vedevi allontanarsi dalla realtà per tornare con la loro nuova creazione. Erano capaci di trasformare tutto, anche i problemi.
Tutto era una nuova scommessa, un nuovo impulso, nuova vitalità.
Ora tu e il tuo Lavoro riposate assieme…

p.s.
Spero di aver colto l’essenza di un rapporto speciale. Mi é tornata in mente la “puzza” di Lavoro che mio padre aveva addosso, fin dentro ai pori della pelle. Mi sono ricordata che per lui era naturale mentre per me era l’odore più buono che avessi sentito. Poi ho pensato a quando il cancro al midollo lo ha bloccato. La cosa che più colpiva era il suo sguardo sulle sue mani diventate, dopo tanti anni, bianche. Più dell’invalidità lo facevano soffrire quelle mani. E nonostante questo cercava e riusciva ad inventarsi nuovi lavori, nuovi impegni, il Futuro. Così sono partita e l’ho raccontato.

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