#lavoronarrato 2019, quelli che partecipano

37. Barbiere De Giulio, Caselle in Pittari
36. Casa Labadié – Gonzalez, Marsiglia
35. Comune di Monte di Procida, Sala del Consiglio, Monte di Procida
34. Comune di Canegrate, Polo Culturale, Canegrate
33. Stati Generali delle Donne, Pavia
32. Biblioteca Comunale di Guardea, Sala Consiliare, Guardea
31. Barbara Burchi, Veronica Moretti e Friends, Centro Culturale Le Creste, Rosignano
30. Condotta Slow Food Costiera Sorrentina e Capri, Villa Fiorentino, Sorrento
29. Associazione Il Bucaneve, Casina del Principe, Avellino
28. Casa Rizzo – Borga, Bologna
27. Casa Bertolini, Davis, California
26. Tenuta Colline di Zenone, Elea – Velia – Ascea
25. Casa Bellegoni, Sarzana
24. Fatima Carbonara – Jump facility – Bologna in trasferta, Reggio Emilia
23. Forgia Mariella L’arte del ferro battuto, Tortorella
22. Associazione Culturale BeeBilingual, Luni Mare Sporting Club, Luni Mare
21. Il forno di Vincenzo, Eboli
20. Bar/co Cerillo, Bacoli
19. Casa Glielmo Martone, Napoli
18. Salotto Nunziata, Napoli
17. Associazione F2Lab e Tentazione, Asuncion, Paraguay
16. Tichetta – Gelato Label, Roma
15. Chiara Serreli e Simone Bigongiari con Alice 24 Web Radio
14. Associazione Larsec, Napoli
13. Associazione Metas, Alessandria
12. Cool Association e Archeobar, Napoli
11. Fior di Risorse, Bologna e Padova
10. Piero Vigutto e Friends, Fondazione Friuli, Udine
9. La Biblioteca Giovannini Magenta, Lomello
8. Gigi “Squot” Scuotto, Buenos Aires
7. Pizzeria e Trattoria La Pietra Azzurra, Caselle in Pittari
6. Frasivolanti, Bari
5. Classe V° B Liceo delle Scienze Umane, Isiss Novelli, Marcianise
4. I. C. Follonica 1, I. C. Leopoldo II di Lorena, Magma, Comune di Follonica
3. Sognalibro, Potenza
2. Comincenter, Lavoradio, TBoxChain, Potenza
1. Jepis Bottega, Caselle in Pittari
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#Raccontalavoro: Se stasera siamo qui

#RACCONTALAVORO: STORIE DI “MESTIERI” SVOLTI CON PASSIONE
di
VINCENZO BONADIES

Se stasera sono qui … diceva una canzone del ’67 di Luigi Tenco, e proseguiva con … è perché ti voglio bene…

Ebbene, stasera siamo qui a differenza di altre volte, non a presentare un libro o un incontro scientifico con un illustre ospite. Stasera siamo qui, invece, per presentare un libro non ancora pubblicato, un libro non scritto, un “non libro”: un libro che racconta le storie di persone “normali” che non hanno fatto altro che il loro lavoro per decenni, e lo hanno fatto bene. Null’altro.
Un libro composto da solo quatto racconti, ognuno con la forza di un romanzo.

Vi è tutto un filone di opere letterarie che è legato al mondo del lavoro, ai luoghi del lavoro. Chi non ricorda, e purtroppo sono ancora molti a non ricordare, Primo Levi e la sua “La chiave a stella” e “Il sistema periodico”, “I tre operai” di Carlo Bernari, “Donnarumma all’assalto” di Ottiero Ottieri, “La dismissione” di Ermanno Rea e più recentemente possiamo iscrivere a questo filone “Testa, mani e cuore”  di Vincenzo Moretti.
Tutti libri che raccontano di operai e luoghi di lavoro.

Il libro di cui parliamo stasera, invece, racconta storie di quattro donne che non sono diventate cavalieri del lavoro, non hanno ricevuto encomi al valor civile per il lavoro svolto, ma hanno sostenuto e creduto in una istituzione, la scuola, che è completamente mutata nell’arco della loro vita lavorativa.

Sono stati esempi, pilastri, delle realtà nelle quali hanno lavorato.
Punti di riferimento come nessun altro.
E ciò non verrà mai certificato, ma la vostra presenza qui testimonia più di ogni altro encomio o riconoscimento che era possibile dare a loro.
Sono entrate nel mondo del lavoro, nella scuola, negli anni ’70, nell’era post-sessantottina, portandosi dietro giovinezza, fantasia, entusiasmo e nuovi metodi di lavoro e insegnamento.
Scontrandosi con una realtà dura a cambiare ma che mostrava crepe preoccupanti.

Hanno lottato con tutte le loro forze ed hanno resistito a tutte le diverse riforme della scuola che periodicamente venivano attuate. E quante ce ne sono state.
Hanno partecipato senza appalti e mazzette alla costruzione delle comunità contro la maleducazione, l’ignoranza, le convenienze di alcuni a danno degli altri.

Alte onde, forti marosi ci sono stati in questi anni, ma la barca è rimasta integra fino ad approdare in terre più calme.

Le abbiamo conosciute giovani più che ventenni, belle naturali, poi donne mature, infine mogli e madri, e oggi qualcuna anche nonna.
Sono riuscite a restare belle naturali, impegnate e curiose anche con mariti, figli e nipoti.
Una tempra, eccezionale.

Eppure, non hanno fatto nulla di eccezionale.
Hanno solo portato avanti, e forse inconsapevolmente, un lavoro ben fatto. Per loro tutte, il lavoro o era fatto ben oppure non era fatto. Non erano del parere che le cose si possono fare tanto per farle, le cose o si fanno bene o non si fanno!
Hanno applicato quanto riferisce l’amico Moretti: un lavoro è fatto bene se è fatto con la testa (sapere), con le mani (saper fare) e con il cuore (amore per quello che fai).

Hanno cresciuto e visto crescere bambini e bambine ora uomini e donne, padri e madri che ancora le riconoscono per strada, creando un legame ora difficile da ritrovare. Per molti, e forse per tutti, sono le maestre e la segretaria, con lettera maiuscola. Ricordate per una vita.
Come una volta.

Parafrasando un testo poetico, forse non siete state autostrade ma sentieri, non avete vinto o perso per le dimensioni degli incarichi ricevuti ma Vi vogliamo dire grazie perché avete dato il meglio di voi stesse, sempre e a tutti. Non tralasciando nulla.

Grazie Alba Pietrafesa, Antonella Renzullo, Giovanna Scognamiglio, Maria Scala.
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Grazie

Grazie. Di cuore. A tutte le donne e gli uomini di ogni età che per il quarto anno consecutivo hanno condiviso questa magnifica esperienza chiamata Notte del lavoro narrato. L’appuntamento è a Lunedì 30 Aprile 2018 per la quinta edizione.
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Arcipelago ALT – Associazione Lettori Torresi

Questa storia merita di essere raccontata per tante ragioni, non ultima perché dà senso al tormentone che sto diffondendo da stamattina sui social, della serie la notte del lavoro narrato non è un evento, non è indispensabile organizzare basta partecipare.
Allora, mi scrive la mia amica Maria Clara Esposito per dirmi che quest’anno, nonostante ci abbiano provato con tutte le loro forze, quelli di di ALT! non riusciranno ad essere fisicamente tutti nello stesso posto per la notte del lavoro narrato.
«Proprio in questi giorni – ha aggiunto – abbiamo trovato una nuova piccolissima sede e insomma tra scatoloni e contingenze lavorative e personali di vario tipo non ce l’abbiamo fatta a organizzare niente. Ma cercheremo comunque di esserci, anche singolarmente, per dare qualche piccolo contributo alla nostra notte.»
Dopo di che le rispondo che va bene così, che
siamo felicissimi comunque, che il fatto che ognuno partecipa da dove sta va benissimo, che avremo una specie di Arcipelago ALT!, e che tutto questo mi piace un sacco.
Cosa ha fatto Maria Clara? Ha riso, come si ride in una chat, e poi ha aggiunto che l’idea dell’arcipelago le piace, che l’intenzione era per l’appunto quella di partecipare al flashmob scrivendo #lavoronarrato per me il lavoro vale, di pubblicare un po’ di post e di foto, che poi è bello – ha detto – perché la gente ti chiede, tu spieghi e ti trovi a parlare di lavoro.
È stato qui che ho preso coraggio, e le chiesto se potevo aggiungerla come arcipelogo ALT!, che ci avrei anche scritto su qualcosa, perché poteva servire da incoraggiamento per altri e dava senso alla mia ossesisone di questa giornata.
Cosa mi ha risposto la mia amica immagino l’abbiate immaginato già, mi ha scritto «Ma sì, vai,  Arcipelago alt! mi piace assai».
Ecco, questo è tutto, da buon intenditori non servono molte parole aggiungo solo una delle vignette che furono prodotte da ALT! lo scorso anno, che domani a Napoli comincia anche Comicon, e insomma più cose belle ci sono nelle nostre vite e meglio è.
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Le case del #lavoronarrato 2017

Il 28 Aprile la notte del #lavoronarrato arriva a casa Glielmo Martone, Napoli, a casa Labadiè, Marsiglia e a casa D’Ambrosio, Napoli.
Cosa vuol dire concretamente? Vuol dire che Susy e Luigi, Daniela e Valeria, Maria e Riccardo venerdì prossimo inviteranno qualche amica e qualche amico a casa e insieme a loro leggeranno, racconteranno, canteranno storie di lavoro e le condivideranno sui social con l’hashtag #lavoronarrato proprio come tutte/i le/gli altre/i.
Perché vi sto raccontando tutto questo? Perché sono convinto che se passiamo la voce invece di 3 case e 2 città venerdì sera potranno essere con noi 300 case e 100 città, anzi, è talmente facile e bello partecipare che uno si chiede come mai non siano 3000 case e 1000 città.
Dice ma io ho cercato di invitare qualcuna/o ma il venerdì sono tutti o stanche/i o impicciate/i. Nessuna scusa. Da casa potete partecipare anche solo in due, e persino in versione single.
Perché sì, ha ragione il Piccolo Principe, non è che le cose sono grandi perché ci sono grandi numeri, le cose sono grandi se hanno senso, e la nostra notte ha tanto senso, perché dove c’è lavoro c’è dignità, c’è autonomia, c’è rispetto, c’è casa. Come volevasi dimostrare. Forza, diamoci da fare.
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Il flashmob del #lavoronarrato 2017

Anche quest’anno non può mancare il nostro flashmob. È la formula più semplice e più immediata per partecipare alla nostra meravigliosa notte. Per tutte/i quelle/i che «mannaggia sono di turno all’ospedale», «che peccato sono sul treno che mi riporta a casa», «porcaccia miseria proprio stasera doveva capitare la festa di compleanno di mia suocera».
Partecipare non è facile, di più. Basta collegarsi a internet e scrivere il messaggio #lavoronarrato per me il lavoro vale. Si, solo questo, perché se proprio non avete un altro modo per partecipare anche così potete raccontare al mondo che anche per voi bisogna dare più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che sappiamo e sappiamo fare e meno valore a ciò che abbiamo.
Ricordate: #lavoronarrato, per me il lavoro vale.
Lo potete postare dalle 20.30 di Venerdì 28 Aprile 2017 fino a quando ne avete in tutti i social seguendo le indicazioni che potete leggere cliccando qui.
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Veronica e la lavagnetta in giro per Carovilli e Alto Molise

Care amiche e cari amici della Notte, quando dico che il 28 Aprile è un’occasione per raccontare il lavoro in tutti i modi e le forme possibili a volte sembra che io esageri, poi arriva Veronica Testa e mi scrive in chat questo: «Ciao Vincenzo, per la sera del 28 Aprile insieme all’iniziativa che contiamo di fare qui a Carovilli a me piacerebbe prendere la lavagnetta dello scorso anno e andare in giro per Carovilli e Alto Molise a catturare scatti e pensieri di chi quella notte lavora o ha fatto della propria passione, appunto, il suo lavoro. Che ne dici, ti piace come idea?»
Non so voi, ma io ho detto a Veronica che la sua idea mi piace un sacco, e allora lei il 28 Aprile farà anche questo reportage viandante, un po’ di foto, l’hashtag #lavoronarrato, e noi tutte/i la potremo seguire sulla pagina nazionale dell’iniziativa.  Buon #lavoronarrato a tutte/i.

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Meno 18

Ebbene si, mancano appena 18 giorni alla quarta edizione della nostra magica notte ed è il momento di fare il massimo sforzo per coinvolgere, condividere, far conoscere a quante più persone possibili il senso della nostra iniziativa e la semplicità con la quale si può partecipare.
Tanti contenuti e indicazioni utili le trovate navigando tra le pagine di queto blog, tutto ma proprio tutto quello che bisogna sapere lo potete leggere sul post dedicato alla manifestazione di quest’anno.
28 Aprile 2017. La Notte del Lavoro Narrato.
Jamme. Andiamo. Let’s go. Adelante.
‘Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.

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Nuttata ‘e sentimento 2017

Come ogni anno anche quest’anno sarà una grande notte a prescindere, perché l’occasione è di quelle giuste e la voglia di raccontare, di ascoltare, di stare insieme agli altri  grazie al lavoro ancora di più. Però può diventare una notte ancora più grande se ciascuna/o di noi utilizzano queste giornate che ancora mancano al 28 Aprile per parlarne alle amiche e agli amici e invitarle/i a partecipare.
Jamme, andiamo, let’s go, adelante.
‘Sta Nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
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