La compagnia del #lavoronarrato

Dopo la magica notte del 30 Aprile ci siamo ritrovati in tanti a chiederci come fare per non smettere di raccontare il lavoro. Poi è arrivata Sara Landi, e da un suo post la mia proposta: 10, 100, 1000 storyteller che raccontano il lavoro, in tutti i luoghi e in tutti i modi possibili, e condividono le loro narrazioni sulla pagina del nostro gruppo su Facebook.
Dai primi commenti mi pare che le intenzioni e la voglia siano quelle giuste, sta a noi fare in modo che l’idea non resti un’idea ma diventi realtà. Appena mi inviate i link ai giornali, ai blog, alle pagine dove raccontate il lavoro li aggiungo qui, in ordine alfabetico.

#lavorobenfatto
il taccuino dell’edicolante
popfilosofia

torta

Sara e la notte che dura un anno

Ieri, Primo Maggio, alle 13.27 sulla sua bacheca Facebook la mia @mica Sara Landi ha scritto questo: «Dopo la laurea e la fine dello stage in università sono tornata a stare a Grosseto. Dieci anni fa. Di fatto una camera mia non esisteva perché stavo prevalentemente a Siena e in casa nuova ci eravamo trasferiti da poco. Ho messo una rete, un materasso e un armadio di mia nonna in una stanza. Doveva essere una soluzione temporanea. È così da dieci anni perché “dai che poi ingrani, ti fai conoscere, piano piano” ma poi non succede niente. La mia camera riflette la precarietà della mia vita. È piena di giornali e di libri accatastati perché “la libreria la comprerò quando starò per conto mio”. È piena di sogni e se sto zitta sento l’eco di tutti i pianti che ci ho fatto. È lei la custode dei miei blackout. Ma anche il posto da cui riparto. Ma quanto mi piacerebbe stare da sola, sapere di potermi pagare un affitto e delle bollette…anche questo è primo maggio…»

Oggi sempre sulla sua bacheca ha condiviso il link al gruppo facebook La Notte del Lavoro Narrato con queste parole: «Io ho partecipato e lasciato qualche contributo. E sarei pronta anche a un bis senza aspettare il 30 aprile prossimo».

Quello che penso io è che la meravigliosa testimonianza di ieri di Sara può essere la prima storia della quarta edizione della nostra Notte, quella del 30 Aprile 2017, che in quanto evento che non è un evento secondo me ha senso se si celebra una volta all’anno, ma in quanto narrazione di una comunità come la nostra può continuare ogni giorno nel gruppo Facebook, su questo blog, su #lavorobenfatto, – a proposito non ve la perdete la storia del verme di Michele –  sulle pagine e sui blog di ciascuno di noi.

#lavorobenfatto #lavoronarrato per me il lavoro vale
landi1

Buona notte del #lavoronarrato

Mio padre e mia madre, quando chiedevamo loro «a chi vuoi più bene», rispondevano come Filumena Marturano, «’e figlie so’ figlie, so’ tutti uguali», ed è vero, assolutamente vero, poi te ne rendi conto quando diventi a tua volta genitore, anche se è una verità al cento percento solo dalla parte del genitore, perché dalla aprte del figlio lo zero virgola uno di dubbio rimane, ad esempio se lo chiedete a me rispondo che il preferito di mamma è stato sempre Gaetano e la preferita di papà Nunzia. Direi che è una preferenza che non fa differenza, «’e figlie so’ figlie, so’ tutti uguali», eppure secondo me c’è, anche se papà e mamma l’hanno sempre negata, come del resto farei io per Luca e Riccardo, i miei figli.
Perché vi racconto tutto questo? Perché sono in viaggio – guardate che novità – e da quando ho scoperto che l’ipad può fare da hotspot per il mac sto mi sono liberato della schiavitù del wifi che non funziona. Perché mi fa sempre piacere ricordare i miei genitori, che più mi faccio vecchio e più mi mancano. E perché ho deciso che quest’anno non aspetto che passi la nottata prima di ringraziare, lo faccio adesso, perché così mi dice il cuore, e perciò vi voglio dire che sono grato a tutte/i voi che anche quest’anno con il vostro entusiasmo, con la vostra partecipazione, con le cose che fate state contribuendo a fare della nostra notte la notte più bella dell’anno, che da quando l’abbiamo inventata persino quando la mattina dopo vado alla magnifica festa del Primo Maggio sto più contento, sorrido di più.
Detto ciò, che è la pura e semplice verità, ci stanno tre persone che desidero ringraziare a parte.
La prima è Cinzia Massa, con la quale condivido la vita, per la verità più nello spirito che nella realtà, che da quando lavora alla Cgil vederla è difficile e non parlare del sindacato un’impresa. Lo so, un ex sindacalista come me certe cose dovrebbe saperle, certi errori dovrebbe evitarli, ma la verità è che senza di lei non riuscirei a fare neanche la metà delle cose che faccio, l’amore è così, funziona o non funziona a prescindere. Se non si esagera eheheh.
La seconda è Giuseppe Jepis Rivello,  che lui è una delle persone più straordinarie che io abbia mai conosciuto, è stato fin dall’inizio uno dei protagonisti di questa notte, ma questa terza edizione senza di lui davvero non sarei riuscito a portarla avanti. Venerdì sera sarò a #Cip e sabato sera saremo assieme, che poi mentre come ogni anno si inventa cento cose ve lo presento, che a raccontarlo ci ho provato già.
La terza è Tina Magenta, che lei è una persona che è entrata nella mia vita in maniera incredibile, una persona di una generosità come ne esistono poche, una persona che è grande prima di tutto perché non ha mai paura di chiedere, di capire, di imparare, pur di andare avanti. La quantita di persone, di relazioni e di situazioni che questa donna ha messo in campo per la nostra notte è davvero straordinaria, sono troppo felice di averla conosciuta.
Ecco, con i ringraziamenti ho finito, anzi no, perché voglio che sappiate che anche la mia è una preferenza che non fa differenza,  che sono grato davvero a tutte/i voi, vecchie e nuove amiche, e amici.
Buona notte del #lavoronarrato a tutte/i.
vincenzo
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Oltre, Giornale di Voghera e Cantina Riluce

Buongiorno Vincenzo,
abbiamo avuto notizia della vostra intrigante iniziativa da Tina Magenta di Lomello e abbiamo deciso di aderire. Noi siamo la redazione della rivista Oltre e, insieme ai colleghi del settimanale Giornale di Voghera, pensiamo di trovarci nella cantina Riluce a Canneto Pavese, dove le colline d’Oltrepò sono sinuose e vinose e le vedute incantano. Soprattutto, lì il lavoro si narra da sé, dai piedi affondati nelle zolle, alle vendemmie, agli odori penetranti delle cantine, alle mani nodose di chi ha tagliato salici per tutta una vita. Ci sono anche artigiani della nuova era che hanno scelto Canneto come buon retiro d’ispirazione e costruiscono liuti, o bastoni da rami tortuosi. Non abbiamo ancora un programma preciso, ma sicuramente ci sarà musica, letture, canti, recitazione di poesie, racconti di qualche anziano viticoltore. Speriamo di essere all’altezza della vostra brillante iniziativa. Grazie.
Mirella Vilardi
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Le occasioni colte di Maria Luisa

Maria Luisa Politi alla presentazione de Il coltello e la rete ad Atrani. Dopo la presnetazione un po’ di idee e di passioni condivise, poi il contatto sui social, poi si è messa al lavoro per organizzare qualcosa nella sua scuola per la nostra notte. Questo il messaggio che mi ha inviato stasera, lo condivido con voi perché a volte quando dico che la notte del lavoro narrato è un’occasione speciale sembra che lo dica tanto per dire, e invece no, è prorpio vero.
«Caro Vincenzo, sapessi che occasioni stiamo cogliendo grazie a questa bella iniziativa: una nonna speciale e il suo amore per l’uncinetto, un fantastico presepista, un impagliatore di sedie, una ricamatrice di tombolo, non siamo nei tempi ma volevo coinvolgere anche i volontari della Protezione civile.
Vorrei creare un’Associazione artigianale e artistica per i ragazzi e non solo, in cui i nonni e i volontari insegnino antichi mestieri. E’ un sogno che mi auguro di realizzare, perchè come dice il mio amico Enzo, uomo estremamente versatile, colto, semplice, ex insegnante di religione, ex commerciante, “Impagliare sedie ti permette di portare il pane a casa!”. Se dovessi scegliere una storia coinvolgente sceglierei la sua che, vedovo giovanissimo, si è cresciuto i figli, ha fatto di tutto, legge libri come mangia, aiuta persone con Sla, insomma un esempio di vita. E’ bastata una mia domanda al mercato per innescare un colloquio di un’ora e far nascere un’amicizia. Sai quando incontri un’anima affine? Siamo tutti lungo una strada ed è bello incontrarsi e crescere insieme!»
Si, sono felice.
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Un mese importante

Si, care amiche e cari amici, quello che ci aspetta è un mese importante per la nostra meravigliosa notte. E’ il mese in cui bisognerà produrre il massimo sforzo per informare, invitare, coinvolgere quante più persone è possibile. Perché noi lo sappiamo, la notte del #lavoronarrato non è solo un evento, è anche una testimonianza che serve a dire al mondo che per noi il lavoro e chi lavora sono importanti, meritano rispetto, valgono. Si, noi lo sappiamo, ma il fatto che lo sappiamo noi non basta, è importante che siamo in tanti, in tantissimi,  a dirlo con le nostre letture,  i nostri racconti,  le nostre canzoni, la nostra partecipazione.
E’ vero, organizzare qualcosa con gli altri è più bello, e dunque proviamoci fino alla fine, però se non ci riusciamo non è che per questo bisogna rinunciare a partecipare. Dalle 20:30 di Sabato 30 Aprile e per tutta la  ci si può connettere anche solo 10 minuti e postare una foto, una citazione, un racconto, aggiungere l’hashtag #lavoronarrato e dire in questo modo «ci sono anch’io».
Dice ma uno la sera di Sabato 30 Aprile voglio andare a cena fuori, a ballare, a vedere un film, a trovare gli amici. Perfetto, e chi dice di non farlo. Però sappi che quando torni a casa, se decidi di connetterti e di interagire con noi, noi ci saremo. Puoi scrivere una citazione, puoi leggere o raccontare una storia, e puoi farlo con un testo, una foto, un video, una canzone, un disegno, aggiungi l’hashtag lavoronarrato‬ e ci sei, contribuisci a dare senso e significato alla nostra bella lotta. Si, senso e significato. Perché dove c’è lavoro c’è casa, dove c’è lavoro c’è comunità, dove c’è lavoro c’è Italia.
Jamme, ‘sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
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Domenico Gaudino

Domenico Gaudino è uno degli animatori di quella splendida realtà che è ALT!Associazione Lettori Torresi. Ci siamo conosciuti a fine dicembre delle scorso anno in occasione della presentazione de Il coltello e la rete e così ho scoperto che è un ingegnere navale e che è il creatore di una striascia – i Voccapierto’s – che ha per protagonista Pietro Vocca. Sapete come sono fatto, qualche giorno fa l’ho intercettato sui social e gli ho chiesto se mi faceva una vignetta per la nostra notte. Mi ha detto di si, e oggi me l’ha mandata. Grazie Domenico. Sono troppo contento.
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Il valore del lavoro

Ieri mi è arrivata una bellissima mail di Francesco Panzetti, che tra mille altre cose è anche l’autore del fantastico logo de La Notte del Lavoro Narrato 2015.
Mi ha mandato da leggere un articolo che avrei volentieri pubblicato qui, ma lui giustamente aveva in mente il sito della sua associazione, e così ho pensato di provare a incuriosirvi regalandovene un pezzetto, che poi basta un click e la connessione con le idee di Francesco è  bella e fatta.
Buona lettura.
«Innanzitutto il lavoro è l’opera del corpo.
Il lavorio dei tendini, la percussione dei muscoli, le architravi dello scheletro. L’architettura sublime che dà forma alle idee, le immette in un campo di forze naturali e umane, nello spazio e nel tempo. Il primo trattato sul lavoro si intitolò “Le opere e i giorni”. Fu l’inscrizione del corpo nella trama della terra, il corpo che stava al mondo. Tutto attorno a noi il lavoro plasma il grande contenitore del mondo: i contadini, gli artisti, gli architetti, i muratori, ognuno dà forma al regno dell’uomo con l’opera propria. E quindi col proprio corpo. Ne porta il sudore, il ritmo dello sforzo, i canti che la gola assetata plasma dall’alba dei giorni come sollievo alla fatica.
Il lavoro è inno e gloria del corpo, viatico per l’esistenza. Si viene al mondo con sforzo, infatti, e con più sforzo ci si deve stare.
Il lavoro è scrittura nella carne del mondo.
La prima scrittura fu nella roccia — non incisa dallo scalpello del lapicida né dallo stilo dello scriba —: fu messa su a fatica, parola per parola, nelle infinite lettere delle pietre con cui le civiltà più antiche hanno eretto mura, templi e statue. L’architettura fu la prima voce del lavoro, il suo primo monumento fu monumento agli dèi.
Ma anche i solchi degli aratri scrissero il lavoro, e le righe che alternativamente i popoli italici scolpivano nel calcare da destra a sinistra e da sinistra a destra si dicono bustrofediche: come si conducono i buoi nel campo.»
bolli2016