Verso La Notte Del Lavoro Narrato 2015

– 209 giorni a “Le Mille e una Notte del Lavoro Narrato”

Domenica 7 settembre, una parte del network de “La Notte Del Lavoro Narrato” si è incontrato a Napoli. La sala eventi della Feltrinelli di piazza dei Martiri ci ha ospitato per discutere di ciò che è stato fatto nell’edizione 2014 ma soprattutto di ciò che vogliamo fare nel 2015.

Abbiamo ribadito i temi, certo, ma anche ribadito quanto sia importante l’organizzazione, così come scriveva sia Antonio Fresa «viva i social network, gli strumenti digitali e tutto il resto ma fondamentale è stato girare, parlare ascoltare, far comprendere appunto che “siamo tutti nella stessa barca” e che il tema del lavoro è un tema basilare per una comunità, e che addirittura – come in effetti ricorda la Costituzione stessa – non si dà democrazia se non si dà dignità al lavoro» sia Francesco Panzetti, che proponeva la stesura di un documento di Buone Pratiche per spiegare effettivamente in che modo è possibile partecipare attivamente al network: «Ce ne sono di motivi per cui dire che l’incontro di oggi è stato bello. Innanzitutto perché è completo, pieno di sguardi vivi, di cuori pulsanti, di mani ansiose di fare. Ma questo forse già lo sapevamo, pur non conoscendoci. Ciò che invece è una sorpresa, forse, è che se ognuno di noi sa fare molto bene qualcosa, allora c’è molto da imparare. Per questo penso che il primo compito che ci aspetta è quello di imparare ciascuno da tutti gli altri ciò che ciascuno sa fare meglio degli altri».

I punti che sono venuti fuori dall’incontro sono questi qui:

1. Passare da 100 luoghi a 1000 luoghi – come ci siamo proposti per l’edizione 2015 – non vuol dire solo moltiplicare x10 gli sforzi che abbiamo fatto l’anno scorso, perché come sappiamo queste cose non funzionano matematicamente. Per cui quelli che hanno organizzato un evento l’anno scorso devono diventare veri moltiplicatori, nodi attivi.

2. I soggetti da coinvolgere devono essere i più vari: dal più grande al più piccolo, senza dimenticare i piccolissimi. Coinvolgere anche la radio o la libreria più piccola del paese Italia è un successo.

3. Aumentare la capacità dei nodi del network di tenersi in contatto e di propagare l’idea.

4. Organizzare una roadmap che di mese in mese ci porti in diversi luoghi d’Italia. Ci riusciamo? Un evento come quello svolto alla Feltrinelli riusciamo a replicarlo a Milano? A Roma? A Venezia? A Padova e così via?

5. Spingere le persone e i partecipanti non solo a leggere e cantare parole e canzoni di altri, ma a raccontare la propria storia.

6. Buttiamo giù una lista di buone pratiche, una lista di tutte le competenze che compongono il nostro network, costruiamo un tutorial facile da far girare tra i partecipanti dell’anno scorso ma utile soprattutto ad attrarre nuove realtà.

Qui sotto, invece, potete vedere il video del nostro incontro del 7 settembre. Per dirla alla maniera di Troisi, un po’ voi siete tanti a parlare ed io uno solo a riprendere, un po’ è stata una cosa improvvisata e un po’ qualcuno ha parlato a voce bassa. Purtroppo alcuni dei partecipanti sono rimasti fuori dal video. Spero apprezziate comunque il tentativo di utilizzare qualche immagine del nostro incontro per fare un ulteriore punto della situazione.

#lavorobenfatto: il seme della nuova industria culturale

1002684_10203340910180855_502946151_n

 

Sono 68 le storie di lavoro che potete leggere qui, su Timu, nella raccolta #lavorobenfatto.

Storie che nascono dalla voglia degli studenti dei Corsi di Formazione e cultura digitale (Laurea in Scienze della Comunicazione) e di Progettazione e formazione a distanza (Laurea in Scienze Pedagogiche) della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’anno accademico 2013-2014, di partecipare alla narrazione collettiva del lavoro ben fatto e dell’approccio artigiano. Alla base – forse lo sapete già, ma ripeterlo non fa mai male – la voglia di ritornare a parlare di lavoro, declinato al passato, al presente e al futuro. La stessa voglia che ci sta portando al 30 Aprile verso La Notte Del Lavoro Narrato.

Le storie, e i tre video che alcuni ragazzi hanno prodotto durante il corso (Testa, mani e cuore – #lavorobenfatto, Napoli: storie di lavoro, Scrivere è innamorarsi) hanno preso vita in un vero e proprio “laboratorio” di idee e metodologie che grazie all’incontro di Maria D’Ambrosio (titolare degli insegnamenti sopra citati) e Vincenzo Moretti, ha affrontato il tema della ricostruzione e della promozione di una nuova “epica sociale” capace di ribaltare sensi e piantare il seme della prossima industria culturale (a proposito, non perdetevi l’incontro del 2 Aprile “Industria Culturale 3.0, al Suor Orsola Benincasa, sala degli Angeli ore 16:30).

Un laboratorio, fisico ed immateriale, uno spazio aumentato che ha dato la possibilità ai ragazzi di pensarsi e diventare autori di storie di lavoro ed impegno, di dedizione e forza di volontà.

Dall’introduzione a #lavorobenfatto:

“I nuovi miti e i nuovi eroi che le studentesse e gli studenti sono andati a ‘pescare’ nelle loro piccole leggende personali, familiari e territoriali, fanno luce su un repertorio umano sul quale abitualmente non ci si sofferma. Il #lavorobenfatto è diventato, infatti, una chiave di lettura, un filo rosso, perché ciascuno potesse riguardare nell’ordinario della propria vita e rintracciare quelle storie da trasformare in stra-ordinarie, così da poter guardare ai loro protagonisti come a degli ‘eroi’: l’esempio concreto, in tutta la loro piccola ‘drammatica’ realtà, cui dar voce per farne il ‘buon esempio’.”