La compagnia del #lavoronarrato

Dopo la magica notte del 30 Aprile ci siamo ritrovati in tanti a chiederci come fare per non smettere di raccontare il lavoro. Poi è arrivata Sara Landi, e da un suo post la mia proposta: 10, 100, 1000 storyteller che raccontano il lavoro, in tutti i luoghi e in tutti i modi possibili, e condividono le loro narrazioni sulla pagina del nostro gruppo su Facebook.
Dai primi commenti mi pare che le intenzioni e la voglia siano quelle giuste, sta a noi fare in modo che l’idea non resti un’idea ma diventi realtà. Appena mi inviate i link ai giornali, ai blog, alle pagine dove raccontate il lavoro li aggiungo qui, in ordine alfabetico.

#lavorobenfatto
il taccuino dell’edicolante
popfilosofia

torta

Sara e la notte che dura un anno

Ieri, Primo Maggio, alle 13.27 sulla sua bacheca Facebook la mia @mica Sara Landi ha scritto questo: «Dopo la laurea e la fine dello stage in università sono tornata a stare a Grosseto. Dieci anni fa. Di fatto una camera mia non esisteva perché stavo prevalentemente a Siena e in casa nuova ci eravamo trasferiti da poco. Ho messo una rete, un materasso e un armadio di mia nonna in una stanza. Doveva essere una soluzione temporanea. È così da dieci anni perché “dai che poi ingrani, ti fai conoscere, piano piano” ma poi non succede niente. La mia camera riflette la precarietà della mia vita. È piena di giornali e di libri accatastati perché “la libreria la comprerò quando starò per conto mio”. È piena di sogni e se sto zitta sento l’eco di tutti i pianti che ci ho fatto. È lei la custode dei miei blackout. Ma anche il posto da cui riparto. Ma quanto mi piacerebbe stare da sola, sapere di potermi pagare un affitto e delle bollette…anche questo è primo maggio…»

Oggi sempre sulla sua bacheca ha condiviso il link al gruppo facebook La Notte del Lavoro Narrato con queste parole: «Io ho partecipato e lasciato qualche contributo. E sarei pronta anche a un bis senza aspettare il 30 aprile prossimo».

Quello che penso io è che la meravigliosa testimonianza di ieri di Sara può essere la prima storia della quarta edizione della nostra Notte, quella del 30 Aprile 2017, che in quanto evento che non è un evento secondo me ha senso se si celebra una volta all’anno, ma in quanto narrazione di una comunità come la nostra può continuare ogni giorno nel gruppo Facebook, su questo blog, su #lavorobenfatto, – a proposito non ve la perdete la storia del verme di Michele –  sulle pagine e sui blog di ciascuno di noi.

#lavorobenfatto #lavoronarrato per me il lavoro vale
landi1

Buona notte del #lavoronarrato

Mio padre e mia madre, quando chiedevamo loro «a chi vuoi più bene», rispondevano come Filumena Marturano, «’e figlie so’ figlie, so’ tutti uguali», ed è vero, assolutamente vero, poi te ne rendi conto quando diventi a tua volta genitore, anche se è una verità al cento percento solo dalla parte del genitore, perché dalla aprte del figlio lo zero virgola uno di dubbio rimane, ad esempio se lo chiedete a me rispondo che il preferito di mamma è stato sempre Gaetano e la preferita di papà Nunzia. Direi che è una preferenza che non fa differenza, «’e figlie so’ figlie, so’ tutti uguali», eppure secondo me c’è, anche se papà e mamma l’hanno sempre negata, come del resto farei io per Luca e Riccardo, i miei figli.
Perché vi racconto tutto questo? Perché sono in viaggio – guardate che novità – e da quando ho scoperto che l’ipad può fare da hotspot per il mac sto mi sono liberato della schiavitù del wifi che non funziona. Perché mi fa sempre piacere ricordare i miei genitori, che più mi faccio vecchio e più mi mancano. E perché ho deciso che quest’anno non aspetto che passi la nottata prima di ringraziare, lo faccio adesso, perché così mi dice il cuore, e perciò vi voglio dire che sono grato a tutte/i voi che anche quest’anno con il vostro entusiasmo, con la vostra partecipazione, con le cose che fate state contribuendo a fare della nostra notte la notte più bella dell’anno, che da quando l’abbiamo inventata persino quando la mattina dopo vado alla magnifica festa del Primo Maggio sto più contento, sorrido di più.
Detto ciò, che è la pura e semplice verità, ci stanno tre persone che desidero ringraziare a parte.
La prima è Cinzia Massa, con la quale condivido la vita, per la verità più nello spirito che nella realtà, che da quando lavora alla Cgil vederla è difficile e non parlare del sindacato un’impresa. Lo so, un ex sindacalista come me certe cose dovrebbe saperle, certi errori dovrebbe evitarli, ma la verità è che senza di lei non riuscirei a fare neanche la metà delle cose che faccio, l’amore è così, funziona o non funziona a prescindere. Se non si esagera eheheh.
La seconda è Giuseppe Jepis Rivello,  che lui è una delle persone più straordinarie che io abbia mai conosciuto, è stato fin dall’inizio uno dei protagonisti di questa notte, ma questa terza edizione senza di lui davvero non sarei riuscito a portarla avanti. Venerdì sera sarò a #Cip e sabato sera saremo assieme, che poi mentre come ogni anno si inventa cento cose ve lo presento, che a raccontarlo ci ho provato già.
La terza è Tina Magenta, che lei è una persona che è entrata nella mia vita in maniera incredibile, una persona di una generosità come ne esistono poche, una persona che è grande prima di tutto perché non ha mai paura di chiedere, di capire, di imparare, pur di andare avanti. La quantita di persone, di relazioni e di situazioni che questa donna ha messo in campo per la nostra notte è davvero straordinaria, sono troppo felice di averla conosciuta.
Ecco, con i ringraziamenti ho finito, anzi no, perché voglio che sappiate che anche la mia è una preferenza che non fa differenza,  che sono grato davvero a tutte/i voi, vecchie e nuove amiche, e amici.
Buona notte del #lavoronarrato a tutte/i.
vincenzo
cantina6

Oltre, Giornale di Voghera e Cantina Riluce

Buongiorno Vincenzo,
abbiamo avuto notizia della vostra intrigante iniziativa da Tina Magenta di Lomello e abbiamo deciso di aderire. Noi siamo la redazione della rivista Oltre e, insieme ai colleghi del settimanale Giornale di Voghera, pensiamo di trovarci nella cantina Riluce a Canneto Pavese, dove le colline d’Oltrepò sono sinuose e vinose e le vedute incantano. Soprattutto, lì il lavoro si narra da sé, dai piedi affondati nelle zolle, alle vendemmie, agli odori penetranti delle cantine, alle mani nodose di chi ha tagliato salici per tutta una vita. Ci sono anche artigiani della nuova era che hanno scelto Canneto come buon retiro d’ispirazione e costruiscono liuti, o bastoni da rami tortuosi. Non abbiamo ancora un programma preciso, ma sicuramente ci sarà musica, letture, canti, recitazione di poesie, racconti di qualche anziano viticoltore. Speriamo di essere all’altezza della vostra brillante iniziativa. Grazie.
Mirella Vilardi
Schermata 2016-03-27 alle 10.38.57

Le occasioni colte di Maria Luisa

Maria Luisa Politi alla presentazione de Il coltello e la rete ad Atrani. Dopo la presnetazione un po’ di idee e di passioni condivise, poi il contatto sui social, poi si è messa al lavoro per organizzare qualcosa nella sua scuola per la nostra notte. Questo il messaggio che mi ha inviato stasera, lo condivido con voi perché a volte quando dico che la notte del lavoro narrato è un’occasione speciale sembra che lo dica tanto per dire, e invece no, è prorpio vero.
«Caro Vincenzo, sapessi che occasioni stiamo cogliendo grazie a questa bella iniziativa: una nonna speciale e il suo amore per l’uncinetto, un fantastico presepista, un impagliatore di sedie, una ricamatrice di tombolo, non siamo nei tempi ma volevo coinvolgere anche i volontari della Protezione civile.
Vorrei creare un’Associazione artigianale e artistica per i ragazzi e non solo, in cui i nonni e i volontari insegnino antichi mestieri. E’ un sogno che mi auguro di realizzare, perchè come dice il mio amico Enzo, uomo estremamente versatile, colto, semplice, ex insegnante di religione, ex commerciante, “Impagliare sedie ti permette di portare il pane a casa!”. Se dovessi scegliere una storia coinvolgente sceglierei la sua che, vedovo giovanissimo, si è cresciuto i figli, ha fatto di tutto, legge libri come mangia, aiuta persone con Sla, insomma un esempio di vita. E’ bastata una mia domanda al mercato per innescare un colloquio di un’ora e far nascere un’amicizia. Sai quando incontri un’anima affine? Siamo tutti lungo una strada ed è bello incontrarsi e crescere insieme!»
Si, sono felice.
Schermata 2016-03-27 alle 10.38.57

Un mese importante

Si, care amiche e cari amici, quello che ci aspetta è un mese importante per la nostra meravigliosa notte. E’ il mese in cui bisognerà produrre il massimo sforzo per informare, invitare, coinvolgere quante più persone è possibile. Perché noi lo sappiamo, la notte del #lavoronarrato non è solo un evento, è anche una testimonianza che serve a dire al mondo che per noi il lavoro e chi lavora sono importanti, meritano rispetto, valgono. Si, noi lo sappiamo, ma il fatto che lo sappiamo noi non basta, è importante che siamo in tanti, in tantissimi,  a dirlo con le nostre letture,  i nostri racconti,  le nostre canzoni, la nostra partecipazione.
E’ vero, organizzare qualcosa con gli altri è più bello, e dunque proviamoci fino alla fine, però se non ci riusciamo non è che per questo bisogna rinunciare a partecipare. Dalle 20:30 di Sabato 30 Aprile e per tutta la  ci si può connettere anche solo 10 minuti e postare una foto, una citazione, un racconto, aggiungere l’hashtag #lavoronarrato e dire in questo modo «ci sono anch’io».
Dice ma uno la sera di Sabato 30 Aprile voglio andare a cena fuori, a ballare, a vedere un film, a trovare gli amici. Perfetto, e chi dice di non farlo. Però sappi che quando torni a casa, se decidi di connetterti e di interagire con noi, noi ci saremo. Puoi scrivere una citazione, puoi leggere o raccontare una storia, e puoi farlo con un testo, una foto, un video, una canzone, un disegno, aggiungi l’hashtag lavoronarrato‬ e ci sei, contribuisci a dare senso e significato alla nostra bella lotta. Si, senso e significato. Perché dove c’è lavoro c’è casa, dove c’è lavoro c’è comunità, dove c’è lavoro c’è Italia.
Jamme, ‘sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
pizza

Domenico Gaudino

Domenico Gaudino è uno degli animatori di quella splendida realtà che è ALT!Associazione Lettori Torresi. Ci siamo conosciuti a fine dicembre delle scorso anno in occasione della presentazione de Il coltello e la rete e così ho scoperto che è un ingegnere navale e che è il creatore di una striascia – i Voccapierto’s – che ha per protagonista Pietro Vocca. Sapete come sono fatto, qualche giorno fa l’ho intercettato sui social e gli ho chiesto se mi faceva una vignetta per la nostra notte. Mi ha detto di si, e oggi me l’ha mandata. Grazie Domenico. Sono troppo contento.
12790215_10209321406980683_725103917_o

Il valore del lavoro

Ieri mi è arrivata una bellissima mail di Francesco Panzetti, che tra mille altre cose è anche l’autore del fantastico logo de La Notte del Lavoro Narrato 2015.
Mi ha mandato da leggere un articolo che avrei volentieri pubblicato qui, ma lui giustamente aveva in mente il sito della sua associazione, e così ho pensato di provare a incuriosirvi regalandovene un pezzetto, che poi basta un click e la connessione con le idee di Francesco è  bella e fatta.
Buona lettura.
«Innanzitutto il lavoro è l’opera del corpo.
Il lavorio dei tendini, la percussione dei muscoli, le architravi dello scheletro. L’architettura sublime che dà forma alle idee, le immette in un campo di forze naturali e umane, nello spazio e nel tempo. Il primo trattato sul lavoro si intitolò “Le opere e i giorni”. Fu l’inscrizione del corpo nella trama della terra, il corpo che stava al mondo. Tutto attorno a noi il lavoro plasma il grande contenitore del mondo: i contadini, gli artisti, gli architetti, i muratori, ognuno dà forma al regno dell’uomo con l’opera propria. E quindi col proprio corpo. Ne porta il sudore, il ritmo dello sforzo, i canti che la gola assetata plasma dall’alba dei giorni come sollievo alla fatica.
Il lavoro è inno e gloria del corpo, viatico per l’esistenza. Si viene al mondo con sforzo, infatti, e con più sforzo ci si deve stare.
Il lavoro è scrittura nella carne del mondo.
La prima scrittura fu nella roccia — non incisa dallo scalpello del lapicida né dallo stilo dello scriba —: fu messa su a fatica, parola per parola, nelle infinite lettere delle pietre con cui le civiltà più antiche hanno eretto mura, templi e statue. L’architettura fu la prima voce del lavoro, il suo primo monumento fu monumento agli dèi.
Ma anche i solchi degli aratri scrissero il lavoro, e le righe che alternativamente i popoli italici scolpivano nel calcare da destra a sinistra e da sinistra a destra si dicono bustrofediche: come si conducono i buoi nel campo.»
bolli2016

Flash Mob #lavoronarrato 2015

Care amiche e cari amici,
se proprio nell’elenco dei partecipanti non c’è un posto dove vi potete aggregare, e nonostante i vostri sforzi non ce l’avete fatta a organizzare qualcosa a casa, partecipate al Flash Mob #lavoronarrato 2015.

Come si fa? Niente di più facile. Se non siete già iscritte/i vi iscrivete al Gruppo Facebook, postate frasi, storie, foto, canzoni, video, ecc. che raccontano il lavoro e aggiungete l’hashtag #lavoronarrato. Per Twitter, Instagram e Youtube non c’è bisogno di iscriversi a niente, postate, aggiungete #lavoronarrato e siete a posto.

Si comincia alle 20:30 di Giovedì 30 Aprile 2015 e si va avanti fino a quando ce n’è.
Se volete sapere perché tutto questo è bello e ha senso leggete questo post.
Buona Notte del Lavoro Narrato a tutte/i.
vincenzo moretti
flashmoblavoronarrato

next stop La Notte Del Lavoro Narrato

Non sappiamo esattamente cosa succederà, ma noi ci proviamo.

Io e Piera D’Isanto, cantante, musicista, uno dei membri più attivi del nostro network de “La Notte Del Lavoro Narrato”, il 30 sera saremo in auto, girovaghi, con una telecamera e qualche strumento musicale per raccontare e cantare storie di lavoro.

Non solo le nostre, ma speriamo di raccogliere anche quelle di chi deciderà di essere nostro ospite durante il tragitto. Anzi, se qualcuno a Napoli non sa come fare per partecipare a “La Notte Del Lavoro Narrato” può mandarci un messaggio, così lo passiamo a prendere.

Piera avrà un ukulele – e non ha paura di usarlo – ed io una telecamera quindi se qualcuno di voi vuole un passaggio per La Notte Del Lavoro Narrato fateci sapere dove possiamo tirarvi su.

E noi veniamo, eh.

ArciLab Volla c’è

di Gennaro De Luca
Quest’anno noi dell’ArciLab di Volla abbiamo rinnovato la nostra partecipazione all’iniziativa la notte del lavoro narrato perché pensiamo sia una bella occasione – una delle poche per la verità -, in cui poter stare assieme, cantare, parlare, leggere, narrare avevndo in testa il lavoro, quello che c’è e quello che non c’è, quello che abbiamo e quello che vorremmo avere.
E per dare un senso ancora più forte alla nostra partecipazione abbiamo voluto ritagliarci anche proprio matrialmente il nostro “spazio” e così durante quest’ultimo week end, il 25 e il 26 aprile, abbiamo ripulito, mi viene da dire “restaurato”, la villetta Bolivar di Volla che sarà il teatro della nostra iniziativa di Giovedì 30 Aprile.
Per la serata del 30 abbiamo preparato una serie di iniziative finalizzate al coinvolgimento e alla sensibilizzazione delle persone sulle tematiche dell’ecologia e del lavoro, e ci è sembrato bello cominciare da un atto concreto, non per dare l’esempio o fare i primi della classe, semplicemente per dire che si vive e si lavora e ci si diverte meglio se si ha cura del bene comune. Solo questo, che è una piccola cosa, e che però pur essendo piccola non è poca cosa.
Se vi trovate dalle nostre parti il 30 venite a trovarci, saremo felici di condividere le nostre storie con voi.
loc_arcivolla

Storie di Prignano, di chi difende la propria terra e le proprie passioni

Storie di Prignano, di chi difende la propria terra e le proprie passioni, reinventando la sua vita ogni giorno con creatività ed ottimismo.
Programma: cena conviviale con i prodotti delle aziende, storie raccontate dal cantastorie e dai protagonisti.

Prignano è un paesino del Cilento conosciuto per i suoi fichi mmunati.
Il suo nome Periniano, Prignanum,
Priniano, Pringnano, potrebbe derivare da una deformazione del nome del pero selvatico, che abbonda sul
suo territorio, o forse dal Fondo di Plinio, Pliniarum, strada che viene dalla Calabria.
E’ stata università autonoma ed è divenuta capoluogo di comune, nel 1805.
Prignano è ancora un centro rurale con un’anima molto pulita. C’è un legame molto forte degli abitanti con
la propria terra. E’ un luogo dove si respira ancora la tradizione,come per esempio il volo dell’angelo, il
lunedì di Pasquetta.
La produzione del fico bianco (pelato o mmunnato, come si dice in cilentano) è un esempio di come il
prignanese lotta contro le avversità per andare avanti. Se il fico non fosse pelato, non si essiccherebbe
bene, dato che la zona dal punto di vista climatico è abbastanza umida.

Le Delizie dell’AcquaVona
Marcello Carola
La voglia e l’ entusiasmo di far conoscere il mio territorio di origine attraverso prodotti locali unici nasce
girovagando per i vari mercatini agricoli in Spagna dove alcuni anni fa mi ero trasferito per
lavoro,guardando e ammirando la passione che alcuni giovani agricoltori e allevatori avevano saputo
realizzare nei loro territori di origine ,mi sono chiesto perchè mi trovavo lì avendo io, nel mio paese nel
meraviglioso Cilento tante risorse,alla fine sono ritornato.
Ed è a Prignano Cilento piccolo paesino sulle colline Cilentane che alla fine del 2013 nasce Le Delizie
Dell’AcquaVona, piccolo laboratorio in cui tutto e fatto alla ricerca della semplicità e dei sapori di un
tempo. Ricette tramandate da generazioni gelosamente custodite e la voglia di far tornare alla mente i tempi
passati con i profumi e i sapori dei nostri prodotti.
Come i vschuttini (biscotti alle mandorle) o i nesprati (dolci di pan di spagna ricoperti di glassa di
zucchero) che sono stati da sempre delle prelibatezze alimentari offerte nelle varie occasioni festive
e cerimoniali del luogo o i vscuotti de pane, pane biscottato cotto in forno a legna fatto con semola di
grano duro e lievito locale,il criscito che anticamente si prestava di famiglia in famiglia.
Oltre al laboratorio,l’azienda possiede un piccolo terreno con un vecchio casale in cui si trova un grande
forno usato anticamente per l’essicazione dei fichi.
Già dall’inizio l’idea era quella di poter produrre sui nostri terreni la maggior parte degli ingredienti
indispensabili per la creazione dei nostri prodotti. Da qui il nome LE DELIZIE DELL’ACQUAVONA.
L’ACQUAVONA è il nome di un’antica sorgente che nasce da una roccia incastonata tra due ruscelli
immersa nei boschi, oltra a fornire acqua potabile a molte famiglie delle zone circostanti veniva anche
usata per mezzo di un grande lavatoio dalle donne per lavare la lana di cui erano composti materassi e
cuscini ,acqua che poi veniva usata per irrigare i campi circostanti,campi molto fertili in cui venivano
coltivati ortaggi di ogni genere.
Ai lati dei ruscelli lungo il loro corso erano piantati numerosi noccioli i quali ancora oggi producono
poch ma deliziosi frutti con cui facciamo i biscotti alle nocciole.
In un futuro non troppo lontano contiamo di poter coltivare grani antichi di un tempo tra questi il
Senatore Cappelli, così da poter panificare con farine prodotte in azienda senza l’uso di pesticidi e concimi
chimici.

Salvatore Venturiello
Prignanese, brillante studente di inggegneria meccanica fonda, nel 2005, lo studio tecnico Venturiello, con
sede in Rutino (SA), volgendo tutte le attenzioni fin dall’inizio sia sugli impianti tecnologici tradizionali
che sugli impianti ad energia alternativa, privilegiando in fondo questi ultimi, in particolare pannelli solari
termici e fotovoltaici, seguendo di pari passo la richiesta del mercato, lo sviluppo tecnologico degli
impianti, nonche le normative in vigore e da approvare in termini di efficientamento e risparmio
energetico. Con queste premesse lo studio ha acquisito e diversificato le sue capacità operative nei settori
dell’impiantistica termoidraulica, dell’elettrica civile ed industriale, della climatizzazione e dell’energie
rinnovabili. Grazie alle esperienze maturate lo studio offre consulenze per aziende che lavorano nel
settore del condizionamento come Mitsubishi Electric e del fotovoltaico come Beghelli.

Agriturismo Il Falco del Cilento
di Giuseppina Tortora
Pur essendo l’azienda ubicata a Torchiara,l’agriturismo ha comunque un legame molto stretto con
Prignano.
Nata nel 1988 da una scommessa e dall’amore per la terra di Pina ed Oreste.
Pina ha rinunciato ad un supermercato a Montecorvino, per costruire in Cilento, un piccolo agriturismo,
che è riuscita poi ad ingrandire  nel 2012 e dove la maggior parte dei prodotti che si consumano sono
prodotti nelle loro terre di Prignano, dove Pina ha acquistato più di 14 ettari, nel 2004.
Il nostro cantastorie, Andrea Anonimo
Sono le storie che generano e nutrono i cantastorie e io ne sono la prova vivente: ciò che mi affascinava di
più durante i miei studi, erano le storie… esse mi hanno dapprima incuriosito, poi stimolato, poi nutrito, e
infine mi hanno indirizzato con chiara determinazione verso le canzoni classiche napoletane, storie in
versi e musica, patrimonio di tutto il sud prima che solo di napoli, laddove per sud intendo la gente del
sud, quel particolare tipo di abitante del pianeta terra che ama il suo territorio, che si proietta nel futuro
con amore grazie al suo presente saldamente radicato nel passato, serba nel suo cuore il rispetto per gli
insegnamenti della tradizione, pur riuscendo a sposarla con l’elaborazione del presente; gente che vive e
ama la famiglia, la casa, il cibo, la natura e tutti i suoi figli e frutti, che vive di cultura semplice e sana,
che pratica i valori umani e sa come alimentarli… a farla breve, persone di cuore, o meglio, persone già di
cuore, giacche è solo questione di tempo perche tutti diventeremo persone di cuore, semplicemente
vivendo e traendo esperienza dal nostro vivere.

Paola De Conciliis
Viticoltori De Conciliis
La famiglia De Conciliis possiede terre a Prignano da moltissimi anni, ma è solo nel 1996, che i fratelli De
Conciliis decidono di provare la viticoltura, prima c’erano galline ovaiole e vacche da latte. All’inizio
furono modificati i serbatoi del latte per la vinificazione,si raccoglieva l’uva la mattina e si faceva il vino
di pomeriggio. I metodi di coltivazione sono sempre stati rispettosi dell’ambiente, inizialmente c’è stata la
lotta guidata(lotta integrata, con monitoraggi per non intervenire se non necessario).
L’azienda ha ottenuto la certificazione biologica terreni e colture.
La famigliaUna crescita graduale e lenta, che ha portato ad un’affermazione sicura sui mercati nazionali
ed internazionali. Il 65% delle vendite è rappresentato oggi dalle esportazioni, nella quasi totalità sul
mercato usa.
Gli operai di De Conciliis lavorano tutti da moltissimi anni, un esempio è Maria, la famiglia del marito è
amica da moltissimi anni di quella dei de conciliis, e lei vi lavora diciassette, vi si trova molto bene, come
in famiglia, ed il suo viso è uno dei simboli dell’azienda, la sua foto è ovunque.

Celeste Bucci de Santis
Azienda Agricola Piano dell’Anno
La mia azienda agricola è nata a febbraio 2014, con l’acquisto dei terreni nella zona Piano dell’Anno a
Prignano Cilento, per piantarvi i bulbi di zafferano che avevo ordinato e per preservare l’ambiente e la
biodiversita’ del territorio. Da allora molte cose sono successe e dopo aver analizzato il terreno e le sue
risorse dopo una prima grande pulizia, era impenetrabile, sono arrivata alla conclusione che oltre allo
zafferano, ed alla canapa alimentare che ho appena seminato, non ho intenzione di piantare piu’ nulla, ma
di trasformare in modo rispettoso le risorse che ci sono in azienda. Per questa ragione e’ sorto il
laboratorio, per l’essiccazione delle erbe e per la realizzazione di altri prodotti, come il sapone e le creme
fresche che derivano dall’ uso delle risorse esistenti. Per ora è un luogo carino in affitto, ma ben presto
conto di costruire sul terreno un multilaboratorio, adatto per tutti i prodotti naturali da ottenere,
principalmente per il benessere.

prignano

Ancora

LavoroNarratoLogoLo so che lo sapete ma mancano 4 giorni alla nostra fantastica notte.
4 giorni nei quali possiamo fare ancora tantissimo per farla diventare ancora più bella e partecipata.
Piazze, strade, bar, biblioteche, associazioni, palestre, case (nella versione con amici e tete-a-tete), auto, l’importante è esserci, testimoniare che per noi il lavoro è importante, vale.
Solo nel gruppo su Facebook siamo – nel momento in cui scrivo -, 1278; se ognuno di noi ne parla con 2 amici abbiamo parlato con 2556 amici, se anche solo il 10 percento decide di partecipare ci saranno altri 255 posti che si uniranno a noi la sera del 30 Aprile. E poi ci sono Twitter, Instagram, Youtube, Google +, Linkedin, ecc.
Non aggiungo altro. Soltanto Jamme. Andiamo. Let’s go. Adelante.
‘Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
bolli1

Sassinoro, Benevento, c’è

Caro Vincenzo,
L’Associazione Turistica Pro Loco di Sassinoro (BN) anche quest’anno parteciperà alla Notte del Lavoro Narrato.
Nell’edizione 2014 abbiamo ascoltato storie di sassinoresi che tanti anni fa hanno lasciato il paese per recarsi all’estero in circa di fortuna, di giovani che oggi sono costretti a lasciare il paese a causa del lavoro, di chi in paese ci è venuto o è rimasto, storie di uomini e donne, diverse tra loro, denominatore comune: il lavoro!

Quest’anno i bambini intervistano gli adulti:
raccontami il tuo lavoro!

Sassinoro c’è!!!
Buon “lavoro” a tutti!!!🙂

sassinoro

Vaghe Stelle c’è

di Valentina Anzoise

La sera del 30 Aprile anche la 4° edizione del trekking di ricerca territoriale del gruppo Vaghe Stelle farà tappa a La notte del lavoro narrato.
La notte del 30 Aprile saremo infatti al nostro secondo giorno di cammino, tra Laghi e Arsiero, in Val di Posina (provincia di Vicenza), ospiti dell’Agriturismo Il Giglio Rosso.
Dalle 20.30 in poi intorno a un falò si dipanerà il nostro “filò” contemporaneo sul lavoro passato, presente e futuro delle valli dell’Altovicentino. Non un racconto nostalgico, ma un dialogo a più voci, da più punti di vista, intergenerazionale e interstellare. Una riflessione sul lavoro che c’era una volta, su quello che non c’è più, su quello nuovo che in tanti stanno costruendo in queste valli.  Parleremo anche del lavoro che ancora manca, fiduciosi che l’Altovicentino, come tanti altri luoghi straordinari e poco conosciuti dell’Italia interna, possa offrire tanto lavoro e una vita dignitosa e in armonia con gli equilibri dell’ecosistema più ampio che ospita le sue comunità.

Chi saranno i nostri “filossiéri”?
Susanna Miola (Agriturismo Il Giglio rosso),  Gregory Brunello (Cooperativa La Locomotiva), Ezio Sartore (Cooperativa Ecotopia) ed Enrico Dolgan (Le Guide), Tiziana Occhino (Sindaco di Arsiero) e poi tanti altri ancora, ovviamente insieme al pubblico e ai camminatori stellari!
Se non potrai camminare con noi e star con noi fino a sera seguici sulla pagina de La notte del lavoro narrato o sulla nostra pagina Facebook o su Twitter, @vagheste .
Mentre se pensi di riuscire ad unirti per la serata prenota subito il tuo posto intorno al fuoco scrivendo a: trekkingvaghestelle@gmail.com
I nostri hashtag: ‪#‎lavoronarrato #vaghestellefilò
vaghe stelle

Il #lavoronarrato tête-à-tête

Sì, si, avete letto bene, il titolo è proprio questo: Il #lavoronarrato tête-à-tête.
Cosa vuol dire? Vuol dire che per l’edizione 2015 assieme alle notte in piazza, in un locale pubblico, e a quella in casa con gli amici, avremo anche la notte tête-à-tête, per qualunque tipologia di coppia che per qualunque ragione vuole partecipare e non ha modo né di stare con gli amici e né di andare in piazza.

L’idea è venuta fuori nel corso di una conversazione con Mariangela Contursi e Vincenzo Longo, che la notte del 30 Aprile la passeranno con noi leggendo qualche pagina, ascoltando qualche canto, ballando, raccontando qualche storia di lavoro, magari anche la loro, che così – come mi ha scritto Mariangela – «se io racconto bene il mio lavoro a Vincenzo e lui il suo a me ci arrabbiamo di meno io la mattina quando lui si alza presto e lui la sera quando io torno tardi.»

Non so a voi, ma a me è sembrata un’idea di una forza e di una poesia straordinaria. E poi mi piace tanto questa cosa della condivisione, Mariangela e Vincenzo che con l’hashtag #lavoronarrato condividono le loro storie e quelle degli altri di ogni altra parte d’Italia.
Forza, ormai non avete scuse, qual è la prossima coppia?
Mentre voi ci pensate io dico un grande Grazie Mariangela, Grazie Vincenzo.

longo

Beppe Aurilia Theatre e Magicamente Clown (Clown di corsia) AnsiaNo ci sono!

di Lucia Iovine

Caro Vincenzo,
penso ti farà piacere sapere che il team Beppe Aurilia Theatre, affiancato dall’associazione Magicamente Clown (Clown di corsia), AnsiaNo – siamo in tutta  circa di 120 attori, il 30 aprile parteciperà alla “Notte del lavoro narrato” per raccontarsi, riscoprirsi e condividere passioni.
Insieme abbiamo deciso di catapultarvi nella nostra notte attraverso intrecci di storie a tratti arricchite da improvvisazioni dei nostri attori principali. Saremo lieti di rendervi partecipi a questa danza, quasi cosmica, materializzata nel viver comune, all’insegna della collettività e dell’integrazione.
Accadrà la sera del 30 aprile, al Teatro Alighieri di Ravenna, nel corso dello spettacolo teatrale “Ultras”, a cura dell’autore – regista Beppe Aurilia.
Viviamo in un’epoca in cui tutto rischia di diventare violenza e conflitto, ma come dice il nostro regista «nonostante questo noi ci crediamo ancora.»
Follia? Utopia? Speriamo di no!

P. S.
Altre foto te le mando in settimana.
l. i.

ravenna

La Parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Felaco, a Ponticelli, c’è

di Mariarosaria Punzo

Nella nostra parrocchia, quella di Santa Maria delle Grazie al Felaco, a Ponticelli, nella zona ex scasso, i laboratori sono un po’ come l’oratorio di un tempo.
Ogni anno abbiamo un filo conduttore seguendo il quale svolgiamo attività di ricreazione e formazione per bambini e ragazzi di età differenti.
Quest’anno insieme al nostro parroco Don Alessandro Mazzone abbiamo scelto il tema del “lavoro ben fatto” come filo conduttore delle nostre attività e abbiamo deciso di operare con i ragazzi in tale direzione.
Noi abbiamo un laboratorio di cucina, uno di traforo e due di manipolazione che operano sul territorio parrocchiale e tutti quest’anno hanno aderito a tale progetto secondo le proprie capacità e le possibilità offerte dal laboratorio stesso. Abbiamo realizzato interviste, creato manufatti, costruito plastici, scattato foto e così via che mostreremo all’intera comunità parrocchiale e a voi tutti il 30 aprile durante La Notte del Lavoro Narrato.
mrp1mrp2

Casa della Paseologia, Trevico, c’è

di Francesco Escalona
La sera del 30, anche nella Casa della Paesologia di Trevico, nel cuore della Baronia, si svolgerà una notte dedicata al lavoro narrato ed al lavoro ben fatto.
Saranno narrazioni pacate in chiave paesologica. Mito, realtà, mito. Ma Da Qui, si ha questa percezione: il mito che ci aspetta nei prossimi decenni non sarà … quello dei millenni passati, ma la sensazione del ritorno è chiara.
La ragione ha dato tutto quello che aveva. Non possiamo stare al mondo se non incrociando sogno e ragione e dunque facendo poesia e dunque andando insieme a Trevico.
La casa a Trevico e l’associazione paesologica, sono per ora una confusa reazione all’estinguersi del reale. Le comunità provvisorie non hanno un pensiero chiaro e potente, ma sentono che bisogna reagire, sottrarsi al gioco dell’economia e spostarsi da un’altra parte.
In questa chiave, la Casa partecipa a questo nuovo rito del lavoro ben fatto e narrato in una lunga notte.
Un rito contemporaneo consumato nelle stanze della casa e in quelle della casa di Ettore Scola, il regista di Trevico – Torino, monumento cinematografico al viaggio verso il lavoro mancato – e nella rete, che viene in soccorso alla ricorrenza del primo Maggio, in parte purtroppo consumata dal superamento del tempo industriale del secondo millennio.
Ci racconteremo storie residuali dei/nei paesi di quell’Italia interna che si sta consumando e svuotando, giorno dopo giorno sfarinata dal vento e dall’inconsapevole oblio.
trevico1

La notte cerca casa

Facciamo in modo che il 30 Aprile in ogni casa ci sia almeno un racconto di lavoro, come quando abbiamo appeso le lenzuola bianche al balcone per dire io sono contro la mafia, anche se questa volta lo facciamo «per»: per l’Italia del #lavorobenfatto, per l’Italia che ama quello che fa e cerca di farlo bene, per l’Italia che dà valore a quello che siamo più che a quello che abbiamo, per l’Italia che «ciò che va quasi bene non va bene».
Jamme. Andiamo. Let’s go. Adelante.
30 Aprile 2015. La Notte del Lavoro Narrato.
Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
1001notte

Che cos’è il lavor?

«Che cos’è il lavor?» è il social mobile doc che vedremo dopo la notte del 30 aprile.

Abbiamo preso in prestito il titolo della bella canzone di Vinicio Capossela per la realizzazione del video dell’edizione del 2015 de La Notte Del Lavoro Narrato.

«Che cos’è il lavor?» è la domanda che invitiamo a fare agli organizzatori, ai partecipanti, ai curiosi che renderanno viva in tutta Italia l’edizione di quest’anno. Ovunque vi troviate, a qualsiasi evento organizzato dal nostro network partecipiate a La Notte Del Lavoro Narrato, siete invitati, cellulare, videocamera, macchina fotografica alla mano in modalità video a chiedere agli altri partecipanti «Che cos’è il lavor?».

Cosa ne verrà fuori? Probabilmente un migliaio di volti, adulti, giovani e meno giovani che risponderanno alla stessa domanda, che offriranno uno spunto di riflessione, un’idea su un tema così delicato ed appassionante.

Non è un caso che il titolo dell’edizione di quest’anno sia Le Mille e Una Notte Del Lavoro Narrato: crediamo che la scorsa edizione sia stata un successo, ma speriamo che questa del 2015 lo sia ancora di più.

Come è accaduto per il lavoro sull’edizione del 2014 lo stesso spirito che ci guida nell’organizzazione dell’evento ci guida nella produzione del video che realizzeremo insieme: se qualcuno avesse idee, se qualcuno volesse proporci qualcosa siamo felicissimi di leggere ed ascoltare.

L’idea è quella di non mettere in discussione le basi del lavoro fatto con “La Notte Del Lavoro Narrato”. Così come abbiamo costruito il telaio organizzativo dell’evento (e degli eventi) così come abbiamo impostato il lavoro per il documentario dell’edizione del 2014 (le nostre parole chiave sono sempre le stesse: partecipazione, inclusione, condivisione) così lavoreremo al video del 2015 . Possono contribuire tutti inviando il proprio materiale girato durante l’evento a cui parteciperanno, condiviso con licenza Creative Commons (attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0) e allo stesso modo sarà condiviso il prodotto finale. Un prodotto collettivo in cui sarà riconosciuto il nome di tutti i proprietari di smartphone, macchine fotografiche e videocamere, dei luoghi e delle persone che hanno realizzato “Le Mille e una Notte Del Lavoro Narrato”.

E non dimenticate quella sera di condividere attraverso i cellulari foto, video e testi sui social network utilizzando l’hashtag #lavoronarrato.

Dai, che mancano 22 giorni🙂

 

Ci vediamo in Biblioteca

di Tommasina La Rocca

Caro Vincenzo,
#lavoronarrato #lavorobenfatto il prossimo 30 Aprile si svolgerà nella biblioteca scolastica del Liceo “Quinto Orazio Flacco”.
Rimasta per molto tempo chiusa a causa di un tentativo di incendio e recentemente riaperta dopo un lungo lavoro di recupero e di riordino svolto soprattutto dai ragazzi e ragazze della scuola, ci è sembrato il luogo più adatto per celebrare la Notte del Lavoro Narrato.
Qui tra canti, racconti e musiche, alunni, genitori, docenti e tutti quelli che vorranno partecipare, racconteranno il lavoro nella sue declinazioni.
Sarà la serata della creatività e della condivisione, interverranno associazioni e gruppi musicali, rappresentanti della cultura e tanti altri ancora.
Si, caro Vincenzo, sarà “na nuttata ‘e sentimento” che condivideremo volentieri con tutti gli altri partecipanti a questa bellissima iniziativa.
tlr1
tlr4

 

La Notte del 30 Aprile a Venezia

Gentile Vincenzo Moretti,
come già preannunciato, riassumiamo il programma della serata del 30 aprile nell’ambito dell’iniziativa “Notte del lavoro narrato”.

BarchettaBlu ha scelto di creare, come filo conduttore, una rete tra quanti lavorano nel mondo della cultura e dell’educazione,  e di dare rilievo alla professione del lettore/scrittore.

La serata inizierà alle ore 20.30. Nel locale messo a disposizione dall’Officina del Gusto, a Mestre, ci sarà una postazione di “video-box” con le attrezzature necessarie per realizzare interviste e brevi video dove i partecipanti potranno raccontarsi, anche attraverso domande-stimolo, e descrivere brevemente la propria attività professionale.

Dall’altro lato dello spazio  verrà allestito uno spazio dove i lettori professionisti e i musicisti offriranno performances al pubblico.

Alle 21.15 verrà proposta una sorta di salotto in cui uno scrittore professionista  racconterà la sua professione.

Dalle 20.30 alle 21.15 e dalle 21.45 alle 22.45 sono previsti  assaggi musicali e letture interpretate da professionisti del coordinamento Leggere per leggere.

L’evento  è inserito nel Festival della Lettura che BarchettaBlu organizza da nove anni e di cui alleghiamo il programma in cui è inserita anche l’iniziativa della Notte del lavoro narrato.

E’ prevista una conferenza stampa a Venezia il 9 aprile dove presenteremo il Festival e daremo rilievo anche alla Notte del lavoro narrato.

La contatteremo nelle prossime settimane poiché vorremmo girare un breve video da inviarle sulle attività della nostra biblioteca illustrate dalla responsabile Sabina Italiano, che metterà in rilievo la sua professione di lettrice professionista.

Alleghiamo una scheda sintetica del Festival della lettura in cui è inserita l’evento della notte del lavoro narrato. Seguirà un volantino specifico e un comunicato stampa, esclusivamente dedicato alla serata del 30 aprile.

Cordialmente
L’equipe di Barchettablu
Monica Nobile
bb

Ieri, Oggi e Domani

di Gennaro Cibelli

Il lavoro è parte fondante dell’identità dell’uomo, lo plasma, lo accompagna durante la sua vita, gli consente di viverla, ed è per questo che, come ribadito nella Costituzione Italiana, la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro.
Quando l’anno scorso mi parlarono della “Notte del lavoro narrato” abbracciai il progetto con entusiasmo e, insieme agli amici dell’associazione di promozione sociale Primomito Teatro Sangiorgese, decidemmo di dar vita ad una sorta di laboratorio dove a parlare erano le emozioni, i sentimenti, l’esperienza legata a lavori del passato, del presente e del futuro.
Il 30 Aprile 2014 fu una serata entusiasmante: si parlava di lavoro sì, ma di lavoro non solo finalizzato ad un reddito… era lavoro svolto con passione, lavoro ben fatto perché svolto con la volontà di conseguire e procurare soddisfazione. Sulla scena si alternarono diverse generazioni, diversi bagagli culturali, e chi assistette in sala fu pervaso da un’atmosfera magica.
Insieme agli amici di Primomito ci siamo ripromessi di partecipare nuovamente a questa splendida manifestazione facendo sì che lavori quasi estinti non vengano dimenticati e che i mestieri del nuovo millennio siano meglio conosciuti ed apprezzati.
I tempi cambiano ma la passione e la tenacia per ciò che si fa deve e dovrà sempre rimanere intatta. Perché “ciò che va quasi bene non va bene”.
Ci vediamo il 30 Aprile 2015.
Gennaro Cibelli

Accade solo a Carovilli

di Salvatore Testa e Nadia Falasca

Prima degli anni ’80 a Carovilli, come in tutti i paesi molisani (forse d’Italia) tra i baristi (i ristoranti all’epoca erano pochi) regnava una sorta di concorrenza/odio che ovviamente influiva negativamente anche sulla clientela generando imbarazzo a frequentare più di un bar. (Un aneddoto che esprime al meglio questa condizione è l’acquisto del quotidiano dal collega barista senza guardarsi negli occhi).
Le cose cominciarono a cambiare negli anni ’90 con la nascita di altri due bar nel paese dove il titolare di uno dei due bar era un grande amico del figlio del titolare dell’altra attività in questione: occasione questa per coltivare una bella amicizia sia frequentando a vicenda i loro bar sia quelli degli altri. Qualche anno dopo un altro ragazzo prese in gestione uno dei bar situato nella piazza del paese e anche qui stesso rapporto, stessa amicizia. Nasceva tra i tre amici il patto delle 10.000 lire che venivano spese a turno tra di loro.
Questa bella amicizia tra colleghi e “concorrenti” a fine anni ’90, gli anni in cui si parlava di ‘par condicio’, diede vita a Carovilli alla cosiddetta ‘Bar Condicio‘ che oltre a non creare imbarazzo nei clienti a frequentare altri luoghi senza problemi portava ad una collaborazione e frequentazione reciproca tra colleghi (esiste sempre un collega pronto a darti una mano col suo magazzino in caso di necessità).
Da questa collaborazione allargata poi agli amici ristoratori nascevano eventi (festa della birra, ‘la Barracca’, mercatino sotto le stelle, serate in piazza, ecc…) alcuni dei quali sono arrivati anche ai nostri giorni per culminare poi dal 2013 nella Festa dei Baristi, Ristoratori e Albergatori in nome del Santo Patrono S. Amando di Maastricht (patrono dei baristi).
Sì, accade solo a Carovilli.
carovilli

Chi siamo e perché siamo felici di esserci

di Maria Clara Esposito
ALT-Associazione Lettori Torresi, di cui faccio orgogliosamente parte, è nata due anni fa, dalla capa fresca di alcune persone che avevano una fondamentale passione in comune, quella per i libri. Capa fresca, poi, si fa per dire: c’abbiamo il presidente fumettologo che fa i turni al call-center, la segretaria che ambisce al premio di studentessa più veloce del West, l’illustratrice super-brava che il sabato lavora in pizzeria, il fotografo che ci fa sembrare più belli a tutti quanti (e non pensate che sia facile), l’ingegnere, la prof., la traduttrice…tutte persone che guardano quello che hanno, lo rispettano, ma sentono l’esigenza di non fermarsi qui, di poter chiedere a se stessi qualcosa di più.

Ed è così che in un territorio culturalmente dormiente e tendente alla mortificazione, abbiamo messo su una piccola biblioteca, in continua espansione, e un gruppo di lavoro che organizza presentazioni di libri, mostre, reading, eventi teatrali e musicali e, recentemente, anche piccoli progetti editoriali autoprodotti. Abbiamo imparato a trovare il modo di pagare un affitto, la bolletta della luce, la libreria nuova per le nuove donazioni; abbiamo imparato che per essere felici, per fare quello che ami e per stare con chi ami, ti devi prendere un sacco di responsabilità; abbiamo imparato che se certe cose non le fai trovando la maniera di divertirti, veramente non ha senso neanche alzarsi la mattina; abbiamo imparato che se vuoi una cosa, il più delle volte te la devi costruire con le mani tue.

Quando ci è arrivato l’invito a partecipare alla Notte del Lavoro Narrato, non solo come persone, ma anche come realtà collettiva, ci siamo sentiti in diritto e in dovere di accettare l’invito. L’augurio, per quella sera, è di riuscire a parlare di lavoro, come sinonimo di futuro, di felicità, e di riuscire a trasformare la frustrazione e l’ansia, che facilmente assale chi oggi si confronta col mondo del lavoro, in forza propulsiva, trainante, la stessa che ci ha guidato fin qui e che è l’unica, a nostro avviso, capace finalmente di schiacciare la crisi e l’immobilità, prima che ci annienti.
esposito

La nostra notte è l’occasione per tenere assieme l’Italia intorno al lavoro non è un evento

Ebbene sì, la cosa più importante che volevo condividere l’ho scritta tutta nel titolo. Perché intendo gridarlo forte. E perché continuo a sentire da troppe parti grandi entusiasmi per l’idea che però si affievoliscono quasi fino a perdersi quando si passa alla parte organizzativa. Come se ognuno di noi o organizza il grande evento o fa brutta figura.
Scusate, ma come cantava Guccini quando ero più giovane non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera. Perché si. Rileggetevi il titolo: tra duecentomila persone che si riuniscono da una parte e dieci persone che si organizzano in ventimila posti io non ho dubbi, scelgo la seconda che ho scritto. E scelgo la seconda anche se le dieci persone stanno in duemila posti. E in duecento.
Perché i puntini rossi che Ilaria Vitiello sta mettendo sulla mappa dell’Italia, e in parte anche dell’Europa, vogliono dire esattamente questo, guardate che il 30 Aprile l’Italia sta assieme per narrare, leggere, cantare, disegnare, rappresentare il lavoro.
Perciò smettiamola con questa ansia da prestazione, anche se siete in cinque trovatevi un posto dove scambiare le vostre storie di lavoro, fate qualche foto e qualche breve video, non dimenticate l’hashtag #lavoronarrato e via. Dice ma se da me siamo in cinquecento tutto il resto lo devo mandare via? Certo che no. Però è ancora più certo che io una sera così non me la perderei neanche se fossimo in due, qualcosa mi inventerei, a costo di farmi invitare a cena a casa di uno dei miei amici e organizzare sul momento un flash family dedicato al lavoro.
E’ tutto. Spero di essere stato chiaro. Adesso al lavoro. Facciamo girare questo post e coinvolgiamo gli amici. L’indirizzo mail lo conoscete, lavoronarrato@gmail.com
Buona partecipazione.
pizza

Cara Notte ti scrivo

Salve,
sono Giovanni Avolio della libreria indipendente e laboratorio culturale di Roma L’isola non trovata. Vorremo aderire alla vostra bella iniziativa e stiamo preparando un’ipotesi di calendario per la serata.
L’idea è di iniziare con un laboratorio sul lavoro dei sogni aperto ai bambini (la zona libreria è specializzata in libreria bambini e ragazzi) alle 19:00
E poi dalle 20:30
Presentazione della serata
Performance teatrale “Tell l’operaio” a cura dell’Orchestra Teatralica
Esibizione di un gruppo di canto popolare con canti di lavoro.
Letture, dialoghi e racconti di lavoro tratti da diversi scritti selezionati.
L’idea è di implementare con altre proposte che stiamo raccogliendo.
Ci piacerebbe così aderire alla vostra mappa delle iniziative.
Intanto grazie della vostra iniziativa.
Sperando a presto, buon fine settimana.
Giovanni
isolanontrovata

I capelli di Marzo

di Gennaro Cibelli
Secondo antiche usanze comuni, tagliare i capelli il primo venerdì di marzo li farebbe ricrescere più sani e robusti, evitando così, fastidiosi mal di testa.
La tradizione propiziatoria, ancora molto diffusa anche a Castel San Giorgio e nella Valle dell’Orco, è trasmessa per via orale e osservata in modo speciale per i bambini, alla quale, simbolicamente, può essere anche tagliata una sola ciocca di capelli.
Qualcuno collega questo peculiare rito a quelli della Settimana Santa, altri, invece, alle fasi lunari. Tagliando i capelli con la luna crescente, essi si svilupperanno più celermente rispetto a un taglio eseguito in luna calante che li farà crescere più, lentamente, ma li renderà più folti.

Simile principio era seguito nella tosatura delle greggi.
Gli agricoltori, ancora oggi, regolano in maniera rigorosa le proprie attività, considerando le fasi lunari: seminagione e piantumazioni in luna crescente; raccolto e vinificazione in luna calante.
Per gli antichi le varie influenze della Luna erano ritenute indubbie, tanto è vero che il nostro satellite era valutato come l’unico canale del cielo, in altre parole l’imbuto della natura, come lo denominavano gli alchimisti, attraverso il quale ogni virtù dal cielo avanza sulla Terra.
Oggi, in questo travagliato inizio di terzo millennio dominato da Internet, in quanti si taglierenna la ciocca di capelli? Nessuno, pochi, tanti?
Difficile dirlo, anche se è sempre valido e attuale il detto secondo cui”non è vero, ma ci credo!”. Da qui il suggerimento di tagliarla via comunque la ciocca di capelli, se non altro per non chiudere la porta in faccia alla salute e alla fortuna! Ricordando – spero senza essere accusato di conflitto di interesse -, che i capelli è sempre meglio tagliarli da un professionista, perché “ciò che va quasi bene non va bene”.
LavoroNarratoLogo

Da cosa nasce cosa

Ebbene sì, popolo della notte, la nostra iniziativa sta diventando un’occasione per mettere assieme cittadini di ogni età, sindaci e amministrazioni locali.
Leggete cosa ci scrive Patrizia Carnevale da Carovilli, in provincia di Isernia:

Caro Vincenzo,
volevo dirti che noi qui a Carovilli stiamo andando alla grande e stiamo oltre l’evento letterario. Grazie a Veronica Testa che ha messo in moto un bel gruppo di giovani entusiasti del progetto, stiamo “approfittando” dell’evento, che è importantissimo, per individuare una vocazione e rilanciare l’economia del nostro amato paese a partire dal progetto socio-eco compatibile sul quale come sai stavo lavorando da tempo.
Pare proprio che la cosa stia funzionando, faremo scintille, e non solo la notte del 30 aprile, grazie anche alla collaborazione del nostro Sindaco.
Come si dice dalle nostre parti, da cosa nasce cosa.
Ti tengo aggiornato.
Patrizia
carovilli

Il lavoro e mio padre

di Selenia Ragni

Il Lavoro e mio padre erano un legame unico, magico, saldo, fatto di poco rispetto reciproco.
Il Lavoro prendeva mio padre, se ne impossessava, di giorno e di notte, in salute e in malattia. Sempre lo riduceva suo schiavo. Anche nell’ultimo giorno della sua vita, il lavoro, muoveva le sue dita, la sua mente, il suo corpo ormai dilaniati.
Ha cercato di trattenerlo vicino a sé con tutte le sue forze.
Mio padre prendeva il Lavoro, se ne impossessava, di giorno e di notte, in salute e in malattia. Sempre lo riduceva suo schiavo. Anche l’ultimo giorno della sua vita muoveva le dita e la mente dilaniate, stringendo a sé il Lavoro perché non se ne fuggisse.
Erano una coppia di innamorati. Innamorati di quell’amore visto dai poeti, discusso dai filosofi, disegnato dai pittori, raccontato dagli scrittori d’ogni tempo, vissuto dagli esseri umani, ma mai compreso.
S’amavano sempre senza odiarsi mai, nutrendosi l’un l’altro di aurore e crepuscoli.
Mio padre non ha mai guardato il Lavoro con occhi disillusi. I suoi occhi lo cercavano sempre e sempre lo trovavano nel movimento delle nuove scoperte, dei sempre nuovi viaggi, dei sempre nuovi limiti.
Ha lavorato tra dolori atroci perché il Lavoro era l’unico capace di calmare i suoi dolori.
I tanti presenti alla sua veglia funebre ripetevano sempre la stessa frase: ” Poveraccio, una vita passata a lavorare come un mulo e poi morire tanto giovane.”
Mio padre non ha mai perso tempo a lavorare: il Lavoro era il suo Tempo, il suo gioco, il suo diletto.
Non ha mai accettato di lavorare alle dipendenze di altri perché era un creativo, perché non voleva limiti, perché non avrebbe mai accettato che qualcuno intaccasse il rapporto esclusivo tra lui e il Lavoro.
Il lavoro, inteso come lui lo intendeva, era uno stile di vita, una scelta di vita rinnovata ogni giorno, la Vita stessa.
Quando entrambi, mio padre e il lavoro, osservavano un oggetto qualsiasi, li vedevi allontanarsi dalla realtà per tornare con la loro nuova creazione. Erano capaci di trasformare tutto, anche i problemi.
Tutto era una nuova scommessa, un nuovo impulso, nuova vitalità.
Ora tu e il tuo Lavoro riposate assieme…

p.s.
Spero di aver colto l’essenza di un rapporto speciale. Mi é tornata in mente la “puzza” di Lavoro che mio padre aveva addosso, fin dentro ai pori della pelle. Mi sono ricordata che per lui era naturale mentre per me era l’odore più buono che avessi sentito. Poi ho pensato a quando il cancro al midollo lo ha bloccato. La cosa che più colpiva era il suo sguardo sulle sue mani diventate, dopo tanti anni, bianche. Più dell’invalidità lo facevano soffrire quelle mani. E nonostante questo cercava e riusciva ad inventarsi nuovi lavori, nuovi impegni, il Futuro. Così sono partita e l’ho raccontato.

L’Antologia del Lavoro Narrato

Mi è venuto in mente Adriano Parracciani mentre parlavo con Edoardo Guidara e così mi sono detto adesso lancio l’idea, che anche questo può essere un modo per partecipare alla nostra iniziativa.
Dice «ma possiamo sapere qual è questa idea?»
Rispondo «un momento prima vi devo dire che Adriano ha fondato “Sottolineato”, il primo gruppo letterario al quale ho partecipato su Facebook e invece Edoardo ha fondato Il Tinello Letterario, l’ultimo (per ora) gruppo a cui sono approdato. Ecco, adesso che ve l’ho detto posso aggiungere l’idea, come sempre molto semplice:
Il 30 Aprile 2015 dalle 20.30 i gruppi letterari che intendono partecipare aprono una sessione a tema dedicata al lavoro. Come sempre il lavoro nei romanzi, nei saggi, nelle poesie, nelle canzoni, nei dipinti, nelle cose fatte con la testa, con le mani e con il cuore insomma il lavoro in tutte le sue forme.
A me l’idea è piaciuta un sacco, anche perché non è alternativa alla presenza di ciascuno di noi ad altre iniziative dal vivo. Chiunque di noi mentre sta da una parte può postare qualcosa nel suo gruppo preferito e il giorno dopo ci ritroveremo con tante belle antologie del lavoro da condividere.
Che ne dite? Vi piace l’idea?
Se come spero la risposta è sì facciamola crescere e moltiplichiamola.
Un abbraccio a tutte/i.
Vincenzo
bolli1

Libri al Sette di Carugo c’è

Caro Vincenzo,
la libreria Libri AL Sette di Carugo, Como, il 30 Aprile sarà con noi a La Notte del Lavoro Narrato. L’idea di Carmen Legnante, la titolare, è di fare una piccola mostra con un artista che parlerebbe del suo lavoro e della sua passione, con una serie di persone che intervengono con la loro esperienza.
Restate sintonizzati che ne vedremo delle belle.
Manuela Lozza
libri7

Carovilli c’è

Caro Vincenzo, Carovilli c’è!
Il 30 aprile 2015 anche a Carovilli ci sarà La notte del lavoro narrato”, ma soprattutto quella  “del lavoro inventato, con “testa, mani e cuore” (la testa nel futuro, le mani nel presente e il cuore nel passato).
Si, è ufficiale! Presenteremo in quella serata un progetto di sviluppo del paese, socio-eco sostenibile. Aiuteremo i giovani ad inventarsi un lavoro, magari antico (recuperando la tradizione autoctona) ma gestito con le moderne tecnologie.
La sede è la “Società Operaia”, una delle più antiche d’Italia che ancora sopravvive. E dopo aver raccontato il lavoro, dopo aver proiettato i video di chi ce l’ha fatta e di chi ce la vuole fare, tutti a far festa nelle piazzette “a terrazza” che il nostro bel borgo possiede, dove si potranno degustare i piatti della nostra ricca “cucina povera”.  E poi? E poi suoni canti e balli fino a mattina!
Patrizia Carnevale
carovilli

Gli artigiani del ferro

Ciao Vincenzo,
avvicinandoci alla Notte del Lavoro Narrato ti mando un breve filmato.
Si tratta del “lavoro narrato” nel nostro museo, il MAGMA, dai lavoratori del ferro dei decenni passati, veri “artigiani” del ferro , per i quali il lavoro non era solo “occupazione”, ma “lavoro” come realizzazione di sé.
Tiziano Arrigoni

Barchetta Blu e Venezia a La Notte del Lavoro Narrato 2015

Gentile Vincenzo,
ci siamo sentiti al telefono alcuni giorni fa per l’organizzazione della notte del lavoro narrato a Venezia, inserendolo all’interno del nostro Festival della Lettura.
Il progetto LIBRO CHE GIRA, LIBRO CHE LEGGI – il Festival della Lettura si svolge nei mesi di aprile e maggio 2015 a Venezia giunge quest’anno alla sua nona edizione ed è organizzato dalla nostra BibliotecaRagazzi BarchettaBlu in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Venezia, la Municipalità di Venezia, le Biblioteche e molte altre istituzioni veneziane.
Il titolo è energie: nutrirsi di storie, di racconti, di libri, in tema con l’esposizione universale Expo2015 che ha per titolo Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, che ci ha dato il patrocinio.
Da molti anni il festival rappresenta un appuntamento molto seguito per le famiglie della città e ha una grande ricaduta nel territorio. Ci piacerebbe quindi organizzare un’iniziativa il 30 aprile in occasione della notte del lavoro narrato. In particolare vorremmo raccontare il nostro lavoro con i bambini e le famiglie della città e il lavoro dei lettori professionisti.
Prossimamente le invieremo del materiale video per lanciare l’iniziativa come ci siamo detti al telefono.
A presto.
Cordialità.
L’equipe di BarchettaBlu
Marina Zulian e Sabina Italiano
barchettablu

Tiziano Arrigoni ci racconta il Magma

di Tiziano Arrigoni
magmaIl Magma (Museo del Ferro e della Ghisa) di Follonica (provincia di Grosseto, Toscana) è già per se stesso un museo particolare, multimediale, che racconta da solo il LAVORO attraverso filmati originali, testimonianze, prodotti.
E’ collocato in un antico forno siderurgico dell’Ottocento (ma la sua origine risale al Cinquecento) e quindi anche le sue mura raccontano. In più ci sono oggetti in ghisa artistici che raccontano la maestria dei lavoratori. Si racconta anche il rapporto del nucleo siderurgico di Follonica (che ha chiuso i battenti nel 1960, dopo quattro secoli di attività) e il più vasto territorio della Toscana, del Mediterraneo e dell’Europa.
Il San Ferdinando è il primo edificio del complesso Ilva a venire restituito alla città nella veste di nuovo spazio pubblico, seguito da un grande teatro e da uno spazio fieristico costruiti nelle altre fonderie del complesso ex Ilva.
E’ un grande spazio aperto alla città e quindi sono stati scelti modelli narrativi diversificati pensando ad utenti diversi: approfondimenti scientifici e storici si mescolano a racconti indirizzati ai più piccoli spaziando dalle tecnologie utilizzate, alla storia dell’architettura e dell’arte, all’antropologia, alla geo-morfologia del territorio fino all’archeologia.
Ogni postazione è presentata sia in italiano che in inglese e colloca Follonica al centro di un complesso sistema di relazioni commerciali, umane e artistiche di respiro europeo. Il taglio nuovo si rivolge proprio a questo aspetto ovvero dimostra come a metà del 1800 gli scambi fossero molto vivaci e questa una terra dove uomini, tecnologie e cultura si muovevano con grande libertà.

La visita comincia proprio regalandoci un singolare spettacolo. Dal grande lucernario centrale una tenda oscurante lentamente si chiude e riporta lo spazio a quella forte penombra che le era propria. Dalla luce di sei proiettori partono le immagini che riproducono una vera e propria colata e le pareti del forno si infiammano di suoni e colori. Dalla colata si stacca alla fine un pezzo che lascerà emergere la città forgiata di Follonica e quindi la sua nuova vocazione, ovvero quella legata al turismo e al mare. Dai rumori della fonderia si passa gradualmente al soffio costante del vento fino a che, finito lo spettacolo la tenda si riapre facendo calare la luce naturale di nuovo all’interno dell’edificio. Questo spettacolo, programmato per partire ogni 45 minuti accompagna la visita e coinvolge il visitatore in un vortice di emozioni visive e sonore. Ha una durata di pochi minuti così che una volta terminato si possa riprendere tranquillamente la propria visita.
Le narrazioni filmate durano almeno cinque ore per chi vuol vedere tutto e comprendono narrazioni di lavoratori del passato (ovviamente ricostruzioni filmiche) e del presente (testimonianze filmate) e lasciano quindi a chi visita la possibilità di scegliere, cosa leggere, cosa sentire, cosa approfondire.
Ognuno rimane così libero di costruirsi anche una propria narrazione.

Lettera aperta al popolo della notte del #lavoronarrato

Carissime amiche, carissimi amici,
un po’ di voi mi conoscono un sacco, un sacco mi conoscono un po’ e un altro po’ non mi conosce affatto e poiché intendo parlare a tutte/i farò come se nessuno di voi mi conoscesse e cerco di essere il più sintetico e chiaro possibile.

L’approccio che stiamo avendo verso l’edizione 2015 de La Notte del Lavoro Narrato non mi piace. Se così vi sembra troppo generico aggiungo che quello che stiamo facendo mi sembra molto al di sotto delle possibilità e delle necessità. Alcuni numeri per tutti:

1. Siamo in sei (6) ad avere comunicato il nostro evento per il 30 Aprile 2015.

2. Siamo a zero (0) per quanto riguarda la proposta di eventi ulteriori rispetto a quello organizzato l’anno scorso, quando invece ci siamo detti più volte, anche durante l’evento napoletano del 7 settembre 2014 alla Feltrinelli, che il modo più realistico per avvicinarci almeno un poco all’obiettivo dei 1001 eventi che ci siamo dati per 2015 è quello che ciascuno dei 100 soggetti che hanno partecipato all’edizione 2014 avrebbe sollecitato amiche e amici ad organizzare a loro volta iniziative, moltiplicandole.

3. Siamo vicino allo zero (0) per quanto riguarda l’attività di condivisione, di rilancio, di ampliamento del nostro gruppo su facebook.

4. Siamo vicino allo zero (0) per quanto riguarda l’apertura di pagine social (facebook, twitter, altro) per promuovere la partecipazione e gli eventi.

5. Siamo vicino allo zero (0) per quanto riguarda la promozione e la diffusione del video relativo all’edizione 2014, rispetto al quale ciascuno di noi è stato molto più preso dalla domanda comprensibile ma in fin dei conti autoreferenziale “fammi vedere se ci sono e come ci sono” invece che dalla domanda “quante persone, associazioni, soggetti, amici posso coinvolgere facendogli vedere un po’ delle belle cose che abbiamo fatto l’anno scorso”.

Ecco, io mi fermerei qui, perché non è che dobbiamo fare l’elenco della lavandaia, tra di noi ci capiamo, credo, e alla fine capirsi vuol dire essere consapevoli che ci dobbiamo dare una grande mossa, tutti assieme, se vogliamo che la bellissima esperienza dello scorso anno si ripeta e si moltiplichi.
Facciamo così, aggiungo una cosa sola e poi basta, per dire soprattutto a chi non mi conosce che non me la sto prendendo con nessuno, che ho la fortuna di appartenere a una storia nella quale se uno se la deve prendere con qualcuno se la prende con se stesso, nel senso che si interroga innanzitutto su quello che lui non ha fatto o poteva fare meglio, che a questo mi dedicherò nei prossimi giorni, cercando di migliorare, che però forse questo esercizio di riequilibratura non riguarda solo me e che in ogni caso perdonatemi che io sono fatto così, uguale a mio padre, quando penso di dover dire una cosa se non la dico schiatto, e non mi pare il caso.
Con l’affetto e la gratitudine di sempre.
vincenzo

Vincenzo Crolla racconta Massimo

Il mio amico Vincenzo Crolla mi scrive per chiedermi se mi piace questa storia per l’Edizione 2015 de La Notte del Lavoro Narrato.
Per tutta risposta gli ho proposto di pubblicarla qua la sua storia, e lo stesso invito faccio anche a voi che ci leggete, che sarebbe bello accompagnare questi giorni che ci separano dal 30 Aprile 2015 con tante storie, canti, video, disegni, ecc. di lavoro.
Grazie Vincenzo. Grazie tante.
vm

crollaMassimo è uno dei tanti, poco più che quarantenni, che abbiamo visto nascere, crescere e diventare disoccupati in questa sorta di famiglia allargata che sono “Le Palazzine”. Il rione di case popolari posto su in collina nel 1959, quando andare lassù era un po’ come andare ad abitare sul Monte Amiata per gente che arrivava dai luoghi più disparati della città: dai tanti bassi dei quartieri popolari pulitissimi e umidissimi insieme; sorte di “antri della Sibilla” dove, spesso in 30 mq, vivevano, l’uno sull’altro, otto, dieci, a volte dodici persone. Famiglie numerose, cresciute in un epoca dove la sera, non sapendo cos’altro fare, si mettevano a cuocere figli che sarebbero stati pronti nove mesi dopo.
La zona era amena, non c’è che dire: asciutta, piacevolmente ventilata e panoramica pure.
Almeno fino a quando, i vari Sagliocchi, Orofini, Merolli & Paderni, non decisero con le loro bruttissime case – vero trionfo della velocità della linea retta partorita dal tecnigrafo del geometra – di accorciare la vista di quella gente e di precludere loro lo sguardo lungo verso il mare: Bagnoli e il Virgiliano a Ovest, il Vesuvio e la costiera sorrentina dal lato opposto.
La zona era bella, l’aria e l’acqua erano eccellenti e perciò, quelle case – belle anche loro – finirono con l’essere abitate non solo da sottoproletari con famiglie numerose ma anche da un ceppo consistente di classe operaia e da un nucleo, più appartato, di ceto medio professionale: impiegati, insegnanti, bancari, un paio di medici.
Non tutti certamente con le “carte” perfettamente in regola per ottenere una casa del Comune; ché forse alcuni la casa potevano anche fittarla da un privato o comprarla addirittura.
Sia come sia, nelle Palazzine, finirono col convivere uomini, culture, idee, visioni del mondo e concrete condizioni di vita di estrazioni e radicamenti lontanissimi tra loro. Gli improvvisati campetti di calcio, tirati su dalle terre che cominciavano a liberarsi di peschi e susini, furono teatro di memorabili partite di pallone dove a fronteggiarsi erano squadre improvvisate e promiscue, che al loro interno contenevano senza problemi il liceale classico, il garzone di bottega e l’apprendista muratore.
Ci sono i figli di terza generazione adesso alle Palazzine, Massimo è uno di questi.
L’esperimento sociale, forse casuale forse no, che mischiò ceti e persone diverse ha, grosso modo, funzionato, attivando, almeno sul piano dell’educazione civica, uno spirito di emulazione fatto di orgoglio e dignità; dove i figli dei meno abbienti hanno appreso, da chi già sapeva farlo, come e in che modo, si dispongono a tavola coltelli, cucchiai e forchette secondo i dettami di Monsignor Della Casa.
A funzionare meno, e a incepparsi più spesso che a volte, è stato l’ascensore sociale. E perciò Massimo, che nel frattempo ha trovato una compagna, un figlio e un cane, non ha mai trovato un lavoro vero pur sapendo fare mille cose.
E così se lo è costruito da solo un lavoro, contando sulla solidarietà e sull’affetto di chi lo ha visto crescere, ma, ancor più, sull’assenza del Comune che, pur riscuotendo stabilmente le imposte, non ha nessuna cura del verde né della pulizia delle strade.
E così oggi, Massimo, è il netturbino-giardiniere delle Palazzine, contando sui cinque euro al mese che ogni singola famiglia gli offre.
Buona Notte del Lavoro Narrato a tutte/i voi.
Vincenzo Crolla

Annunciazione Annunciazione Annunciazione

Avimme sbagliato Lunedì.
Ci vediamo settimana prossima,
Lunedì 22 Dicembre.

Tu, tu, popolo delle 1000 e una notte del lavoro narrato, ascoltami.
Lunedì 15 Dicembre 2014, in contemporanea sul nostro canale Youtube e in tutte le bacheche d’Italia uscirà il video che documenta l’Edizione 2014 de La Notte del Lavoro Narrato.
Come tutte le nostre cose è costato tempo e fatica, ma alla fine ce l’avremo fatta.
Adesso si tratta innanzitutto di vedercelo, e di godercelo, e poi di farne tutti assieme uno straordinario strumento di coinvolgimento del popolo della rete all”Edizione 2015. Conto su di voi, e so che mi posso fidare.

Colgo l’occasione per ricordare che una delle tante maniere semplici per moltiplicare gli eventi per la notte del 30 Aprile 2015 (ci siamo dati l’obiettivo di 1001 incontri) è chiedere alle Associazioni, ai Circoli Culturali, ai Cineforum, alle Fondazioni, alle Biblioteche, al Dopolavoro ferroviario, alla scuola, a quello che ci pare, che frequentiamo, di organizzare qualcosa per quella data.
Non pensate solo a iniziative faraoniche, bastano anche un paio di ore e un po’ di persone disposte a leggere, narrare, cantare, dipingere, disegnare, ecc. storie di lavoro.

30 Aprile 2015. Le 1000 e una Notte del Lavoro Narrato.
Jamme. Andiamo. Let’s go. Adelante.
Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
rivello

‘A fatica pigliata ‘e facepainting. Che dici, Matteo, ce la facciamo?

Facciamo così, per prima cosa riassumo la faccenda del lavoro preso di faccia, che c’è chi la conosce e chi no, e anche chi la conosce con questi chiari di luna non è detto che se la ricordi.
Come ho raccontato in un libro di qualche anno fa (Bella Napoli, 2011), il lavoro è entrato per la prima volta nella mia vita grazie a mio padre, con la sua Lectio Magistralis intorno alla differenza tra ‘a fatica pigliata ‘e faccia e ‘a fatica fatta ‘a meglio ‘a meglio. Papà sapeva fare bene tante cose, ed è stato grazie a lui che il lavoro nella nostra famiglia non è mai stato solo fatica ma anche dignità, onestà, rispetto, il fischio che faceva quando tornava a casa la sera, l’odore della frittata di cipolle che si spargeva nell’aria alle prime luci dell’alba. Sì, lui aveva rispetto per il lavoro, lo considerava importante, e insomma a casa Moretti funzionava come in tante altre case operaie del tempo nel senso che il lavoro lo respiravi, lo toccavi con mano, ci facevi il callo, già da bambino.
Il teatro nel quale si svolse il fatto era, tanto per cambiare, l’Enel di via Galileo Ferraris, i termini del conflitto di papà con il suo collega possono essere invece riassunti così: bisogna fare bene e al più presto il proprio lavoro a prescindere dalla sua gravosità, dall’impegno richiesto, o conviene traccheggiare sperando che il lavoro “sporco” tocchi a qualcun altro? Crescendo, ho avuto modo di farmi una mia idea in proposito, poi mi sono adoperato per evitare che l’idea restasse soltanto un’astrazione, ma la lezione di mio padre non me la scorderò più, campassi cent’anni.

Ecco, adesso che vi ho raccontato perché è importante che il lavoro sia preso di faccia vi posso dire che Matteo Arfanotti è un mio amico generoso e gentile, un artista campione mondiale di facepainting e bodypainting e che insomma se volete saperne di più su di lui e volete deliziare i vostri occhi con un po’ delle cose che fa potete leggere l’articolo che gli ho dedicato, che trovate qui.

Perché vi racconto tutto questo? Perché sulla bacheca di Matteo ho letto questo: “Venerdì 31 Ottobre: “La Notte dei Genitori Mutanti” al Museo del Castello di San Giorgio a La spezia, facepainting per i più grandi!” e a me che sono un vecchio approfittatore mi è venuta l’idea di una Notte del Lavoro Narrato, il 30 Aprile del 2015, con Matteo che dipinge il lavoro sulle facce delle persone, anche una piccola cosa, che ne so, un chip, una matita, un piccolo martello, un libro, quello che vuole, che il campione del mondo di facepainting e di bodypainting è lui non io.

Dite “ma così è una faticaccia”, quello Matteo ti manda a quel paese, e fa anche bene? Rispondo che il lavoro ce lo dividiamo, nel senso che noi possiamo occuparci della comunicazione, dell’organizzazione, e di tutto quello che può servire per preparare al meglio l’evento. E aggiungo che si vede che Matteo non lo conoscete, perché se non si può, qualunque sia il motivo, lui me lo dirà nel modo più gentile possibile, ma non per finta, perché lui è veramente così, una persona buona.
Direi che è tutto, voi continuate a seguirci, vi teniamo informati.

arfanotti_9
Foto di Francesca Calamita

Il 30 aprile trasformiamo l’Italia in un teatro

di Manuela Lozza

A.A.A cercasi
Persona/e in grado di creare, insieme a me o in autonomia – da qui in poi “squadra” – la riduzione teatrale di un’opera narrativa.

L’opera è “Testa, mani e cuore” di Vincenzo Moretti.

La pièce dovrebbe risultare (in tutto, quindi comprendendo le parti non dialogate) di max 45 minuti e il testo dovrebbe essere pronto entro la fine di novembre, al più tardi comunque per quest’anno, per poter consentire a chi vuole metterla in scena di avere tutto il tempo.

Il fine è dare uno strumento:

– a chi ha già partecipato l’anno scorso e ha paura di ripetersi
– agli enti come le scuole che devono presentare un progetto
– a chi vuole aderire ma non se la sente di inventarsi qualcosa
– alle compagnie teatrali professionali e non.

Di seguito una serie di suggestioni (alcune delle quali andranno messe in pratica in fase di regia, ma conoscerle può aiutare il drammaturgo):

– il testo dovrebbe partire da una base di semplicità…mi spiego: potenzialmente lo metteranno in scena compagnie improvvisate, di non professionisti, di persone che magari recitano o fanno una regia per la prima volta in vita loro. Contemporaneamente, ai teatri e alle compagnie stabili che vorranno aderire, dobbiamo dare la possibilità di metterla in piedi nel tempo libero, senza inficiare il “lavoro remunerato”.

– nella mia idea, per semplificare il lavoro registico, si potrebbe mettere in scena la narrazione base (per chi conoscesse il libro, le vicende dei 2 fratelli, ad esempio) e gestire i racconti che la squadra troverà più significativi a mo’ di sogni, flashback, racconti dei personaggi.

– sarebbe bello prevedere parti corali, anche se non dialogate, in cui si possano far salire “sul palco” un numero illimitato di persone, a seconda della scelta dei vari registi e dei partecipanti.

– il testo dovrà essere concepito in modo da adattarsi allo spazio, alla fine deve essere qualcosa che si può mettere in scena anche in un salotto, su un terrazzo.

Forza forza, che siamo bravi e pieni di emozioni!

 

Schermata 2014-10-11 a 13.53.15

Verso La Notte Del Lavoro Narrato 2015

– 209 giorni a “Le Mille e una Notte del Lavoro Narrato”

Domenica 7 settembre, una parte del network de “La Notte Del Lavoro Narrato” si è incontrato a Napoli. La sala eventi della Feltrinelli di piazza dei Martiri ci ha ospitato per discutere di ciò che è stato fatto nell’edizione 2014 ma soprattutto di ciò che vogliamo fare nel 2015.

Abbiamo ribadito i temi, certo, ma anche ribadito quanto sia importante l’organizzazione, così come scriveva sia Antonio Fresa «viva i social network, gli strumenti digitali e tutto il resto ma fondamentale è stato girare, parlare ascoltare, far comprendere appunto che “siamo tutti nella stessa barca” e che il tema del lavoro è un tema basilare per una comunità, e che addirittura – come in effetti ricorda la Costituzione stessa – non si dà democrazia se non si dà dignità al lavoro» sia Francesco Panzetti, che proponeva la stesura di un documento di Buone Pratiche per spiegare effettivamente in che modo è possibile partecipare attivamente al network: «Ce ne sono di motivi per cui dire che l’incontro di oggi è stato bello. Innanzitutto perché è completo, pieno di sguardi vivi, di cuori pulsanti, di mani ansiose di fare. Ma questo forse già lo sapevamo, pur non conoscendoci. Ciò che invece è una sorpresa, forse, è che se ognuno di noi sa fare molto bene qualcosa, allora c’è molto da imparare. Per questo penso che il primo compito che ci aspetta è quello di imparare ciascuno da tutti gli altri ciò che ciascuno sa fare meglio degli altri».

I punti che sono venuti fuori dall’incontro sono questi qui:

1. Passare da 100 luoghi a 1000 luoghi – come ci siamo proposti per l’edizione 2015 – non vuol dire solo moltiplicare x10 gli sforzi che abbiamo fatto l’anno scorso, perché come sappiamo queste cose non funzionano matematicamente. Per cui quelli che hanno organizzato un evento l’anno scorso devono diventare veri moltiplicatori, nodi attivi.

2. I soggetti da coinvolgere devono essere i più vari: dal più grande al più piccolo, senza dimenticare i piccolissimi. Coinvolgere anche la radio o la libreria più piccola del paese Italia è un successo.

3. Aumentare la capacità dei nodi del network di tenersi in contatto e di propagare l’idea.

4. Organizzare una roadmap che di mese in mese ci porti in diversi luoghi d’Italia. Ci riusciamo? Un evento come quello svolto alla Feltrinelli riusciamo a replicarlo a Milano? A Roma? A Venezia? A Padova e così via?

5. Spingere le persone e i partecipanti non solo a leggere e cantare parole e canzoni di altri, ma a raccontare la propria storia.

6. Buttiamo giù una lista di buone pratiche, una lista di tutte le competenze che compongono il nostro network, costruiamo un tutorial facile da far girare tra i partecipanti dell’anno scorso ma utile soprattutto ad attrarre nuove realtà.

Qui sotto, invece, potete vedere il video del nostro incontro del 7 settembre. Per dirla alla maniera di Troisi, un po’ voi siete tanti a parlare ed io uno solo a riprendere, un po’ è stata una cosa improvvisata e un po’ qualcuno ha parlato a voce bassa. Purtroppo alcuni dei partecipanti sono rimasti fuori dal video. Spero apprezziate comunque il tentativo di utilizzare qualche immagine del nostro incontro per fare un ulteriore punto della situazione.

Caro Vincenzo (bis)

Ho letto con attenzione il post di Francesco Panzetti e mi sono piaciuti alcuni suoi passaggi.
La dialettica tra imparare e insegnare mi coglie nel vivo delle mie riflessioni sulle proposte di riforma per il sistema scolastico italiano, ma di questo parleremo poi.
In questa fase vorrei dire due parole sulle esperienze vissute fin qui per la passata edizione della Notte del Lavoro Narrato e sulle (poche) indicazioni che ho potuto o saputo trarre.
In effetti, come ben ricordi, l’Associazione Librarsi di Narni – di cui mi onoro di essere membro – ha dovuto fronteggiare una serie di problemi organizzativi e operativi per giungere alla notte del 30 aprile.(Partimmo in effetti davvero male con la “presentazione in contumacia”).

Empatia e resilienza sono due termini che vengono usati spesso. In un linguaggio più immediato per me empatia può voler dire “siamo nella stessa barca” e resilienza può indicare che “un modo per cavarcela lo troveremo”.
In effetti è andata proprio così: viva i social network, gli strumenti digitali e tutto il resto ma fondamentale è stato girare, parlare ascoltare, far comprendere appunto che “siamo tutti nella stessa barca” e che il tema del lavoro è un tema basilare per una comunità, e che addirittura – come in effetti ricorda la Costituzione stessa – non si dà democrazia se non di dà dignità al lavoro.
Questo approccio ha aperto tante porte, ha aiutato a raccogliere le storie di tante persone che hanno sentito di far parte di un’unica grande narrazione. Disoccupati, pensionati, giovani, cassaintegrati, rappresentanti delle istituzioni e così via hanno percepito che il nostro approccio metteva tutti sullo stesso piano e tutti con lo stesso valore.
A ben vedere, anche la formula di offrire a tutti lo stesso tempo per gli interventi, è stata positiva e “democratica”. Abbiamo evitato così che qualcuno, anche in buona fede, si impossessasse dell’evento.

E’ stato faticoso ma bello contattare, visitare, discutere, raccogliere e vedere, infine, tanta tanta gente è stato un risultato che ci ha reso contenti e convinti.
Ad ogni passo, di fronte ad ogni piccola o grande difficoltà ci ha aiutato lo strumento del confronto, dell’apertura: il suggerimento inatteso, la proposta non ancora arrivata, la disponibilità non calcolata ci hanno consentito di superare gli ostacoli.
Oggi ci stiamo già confrontando per la prossima edizione e tante saranno le novità e migliore sarà l’organizzazione: lo spirito resterà lo stesso perché lo riteniamo essenziale.
Rete digitale per girare l’Italia, rete di contatti diretti per radicare l’evento e farlo crescere sul territorio.
Saluti Antonio Fresa (e anche auguri)

Caro Vincenzo

di Francesco Panzetti

Caro Vincenzo,
ti propongo una riflessione a caldo sull’incontro di oggi, Domenica 7 Settembre. Sono pronto ad impegnarmi e a fare la mia parte per aiutare la Notte 2015 ad essere davvero quella del 2014 elevata al quadrato.
Ce ne sono di motivi per cui dire che l’incontro di oggi è stato bello. Innanzitutto perché è completo, pieno di sguardi vivi, di cuori pulsanti, di mani ansiose di fare. Ma questo forse già lo sapevamo, pur non conoscendoci. Ciò che invece è una sorpresa, forse, è che se ognuno di noi sa fare molto bene qualcosa, allora c’è molto da imparare. Per questo penso che il primo compito che ci aspetta è quello di imparare ciascuno da tutti gli altri ciò che ciascuno sa fare meglio degli altri.
Ecco, io comincerei dall’individuare una serie di aspetti che hanno riguardato sicuramente (e quindi possono riguardare ancora) ogni notte del lavoro narrato, indipendentemente da come la si voglia organizzare, e di far dire ad ognuno come li hanno affrontati. Tiriamo le somme dalle brevi descrizioni che forniremo e così otterremo un insieme di linee guida: il meglio di quello che abbiamo saputo fare. Mica poco. Però possiamo fare ancora di più: possiamo aggiungerci anche le idee non ancora realizzate, discuterle come abbiamo fatto oggi e mettere anche quelle nella nostra guida.
Penso che molti di noi abbiano incontrato qualche difficoltà o si siano posti dei dubbi su come organizzare la notte del lavoro narrato. Allora possiamo partire proprio da lì.
Per esempio: come si fa a coinvolgere un pubblico di persone sconosciute per farle partecipare all’evento? Quali possono essere i canali, quali le soluzioni?
Se non faccio in tempo a raccogliere delle storie o a coinvolgere persone in grado di raccontarle, come posso risolvere? (Per questo l’idea della nostra amica di Varese è tanto semplice quanto efficace). E poi c’è la mappa, come ha detto l’altra nostra amica: avere una mappa dei temi trattati nel 2014 è un’idea stupenda. Che non è solo un’istantanea di quello che è stato già realizzato, ma una roadmap per il futuro, una dichiarazione d’intenti, un’azione politica.
Mica poco.
Per quanto mi riguarda, propongo di utilizzare la Rete e Facebook per realizzare questa aggregazione di best practices (ma m’impappino sempre quando lo dico!), ma anche qualche altra azione per aiutare la Notte ad essere sulle bocche di tutti, ad incuriosire, far parlare di sé (e di voi, di loro). Per esempio creare la grafica da scaricare e far stampare da chi voglia, per ottenere una maglietta con un QR code che punti al sito, l’URL del sito (www. etc.) e sotto un semplice claim: “racconta la tua storia” (o qualcosa del genere). Se la portiamo tutti quanti una volta alla settimana per qualche ora penso che qualcosa di buono lo facciamo. L’indirizzo codificato nel QR potrebbe puntare ad una pagina apposita per tranquillizzare il curiosone, sennò non capisce subito e poi se ne scappa (si chiama landing page, ma questo anche se non lo sappiamo dire non fa niente).
Io mo’ le ho dette, poi ci ragionate tutti quanti e si vede.
Forse non ho tutte le idee chiare, ma il bello di questa squadra è questo: so che qualcuno saprà farlo meglio di me.🙂
Vi abbraccio tutti, grazie per quello che mi avete dato e che ci darete ancora.
Francesco

cropped-1001nottesmall.jpg